Esclusive: Tom Savini, Mick Garris e John McNaughton

coverNel sesto numero di Weird Movies (disponibile in formato cartaceo e digitale), interviste esclusive: a Tom Savini, Mick Garris e John McNaughton.

Articoli in primo piano:

  • TARANTINO: IL SERGIO LEONE AMERICANO. Dalle abbuffate di spaghetti western alla rivoluzione del cinema moderno. 
  • BATMAN V SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE. I confini sono stati sgretolati, la guerra è iniziata: adesso chi ci difenderà?
  • PPZ – PRIDE AND PREJUDICE AND ZOMBIES. Una storia d’amore senza tempo… attaccata dagli zombi
  • WESTWORLD. La furia del cowboy-robot
  • PICCOLI BRIVIDI SUL GRANDE SCHERMO. Le creature fantastiche dei libri di R. L. Stine in una grande avventura horror

 Le interviste:

  • Tom Savini. Insieme a leggende come Dick Smith, Rick Baker e Rob Bottin, Tom Savini è universalmente riconosciuto come uno dei pionieri del cinema gore e splatter, nel periodo d’oro tra gli anni Ottanta e Novanta
  • Mick Garris. È universalmente riconosciuto come specialista di adattamenti televisivi e fidato collaboratore del Re dell’horror, Stephen King
  • John Mcnaughton. Lo conoscono tutti come il ‘padre’ di Henry, sceneggiatore e regista di un film che ha fatto la storia del cinema horror, acclamato e osannato dalla critica

Gli speciali:

  • WAYWARD PINES TRA CINEMA, LIBRI E TELEVISIONE. All’indomani dell’annuncio ufficiale della seconda stagione in lavorazione, Wayward Pines si candida a essere una delle serie più attese della prossima estate televisiva
  • PHANTASM – L’UNIVERSO DI TALL MAN. Un viaggio nella saga creata dal regista Don Coscarelli, in attesa della data ufficiale dell’uscita dell’ultimo capitolo: Phantasm: Ravager
  • UNIVERSAL CONTRO MARVEL. La guerra dei titani è iniziata…

Intervista a Tom Savini

articolo su www.weirdmovies.it

Dopo aver partecipato alla guerra in Vietman come cameraman, Savini ha iniziato la sua carriera da truccatore e effettista partecipando a pellicole considerate veri e proprio cult, come Zombi, Venerdì 13, Maniac o Il giorno degli zombi. È diventato ben presto il braccio destro di Romero (in molti dei suoi film è apparso anche come attore), che lo ha voluto anche come regista del remake de La notte dei morti viventi. Ha lavorato anche accanto ad Argento negli unici due film diretti oltreoceano dal regista romano, Trauma e Due occhi diabolici. Di recente ha fondato una scuola dove insegna il mestiere di special make-up artist. Il suo prossimo film da regista sarà il remake di Incubo sulla città contaminata di Umberto Lenzi.

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Hai fatto molta gavetta all’inizio della tua carriera e ora sei considerato The Wizard of Gore…

Beh, quando entri a far parte di questo mondo speri sempre di farti un nome, ma bisogna darsi da fare. Per fare gli effetti nel mio primo film, Venerdì 13, ho preso veramente pochissimi soldi, non potevo sapere che Jason sarebbe diventato un’incredibile icona. Erano stati spesi solo 350 mila dollari e ne sono stati guadagnati oltre 70. Quindi sono stato fortunato, così come sono stato fortunato di aver preso parte a Zombi. È grazie a questi film che mi sono fatto un nome nel circuito. Poi ho iniziato a creare props e creature. E sono diventato popolare per il gore. Mi ha aiutato molto aver lavorato come fotografo in Vietnam. Ho visto cose orribili lì. Per cui quando creavo gli effetti se questi non mi davano le sensazioni che avevo provato lì in Vietnam voleva dire che non erano buoni. I miei effetti erano realistici per quel motivo.

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Recentemente un altro grande Maestro come te, Rick Baker, ha deciso di smettere di lavorare per via dell’eccessivo uso del digitale. Cosa pensi della situazione degli effetti speciali oggi? È proprio vero che le grosse produzioni preferiscono ormai lavorare con il computer e gli effetti digitali, piuttosto che con Maestri come voi?

Chiariamo una cosa: io non ho mai smesso di fare il truccatore o l’effettista, non mi sono mai pensionato, non sono cosa significhi la parola ‘pensione’… (ride, ndr). Certo, ora sono molto più impegnato come attore o come regista, ma se mi offrono di realizzare degli effetti speciali di make-up o di farne il supervisore, perché no? E non credo che neanche Rick Baker si sia ritirato definitivamente dalle scene, vedrete che quando ci sarà un nuovo film con lupi mannari come protagonisti lui accetterà… (ride, ndr).

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In ogni caso, per rispondere alla tua domanda, non credo sia vero quello che dici. Per esempio quando hanno realizzato il remake de La casa, si sono vantati di aver utilizzato solo effetti speciali artigianali, senza effetti digitali. Lo stesso J. J. Abrams nel nuovo Star Wars ha utilizzato dei pupazzi, non ha creato tutto in digitale, ma ha cercato di usarlo il meno possibile. Inoltre tre grosse case americane di effetti digitali hanno chiuso i battenti.

A me il digitale piace se è fatto bene, ma se è scadente allora ne perde anche tutto il film. Mi sarebbe piaciuto utilizzare qualche effetto digitale quando realizzavo i miei artigianali, qualche volta sarebbe stato molto utile. Le nuove generazioni comunque sono abituate a vedere gli effetti digitali in quasi tutti i film, anche se preferiscono quelli fatti speciali, come per esempio Rick Baker ha fatto in Un lupo mannaro americano a Londra. Prima si lavorava totalmente di fronte alla telecamera, ora invece bisogna recitare e lavorare facendo finta che è tutto lì sul set, quando invece un determinato effetto sarà creato in post-produzione.

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Anche perché sono consapevole che per determinate scene, per quanto un effetto artigianale possa sembrare realistico e possa essere realizzato alla perfezione, se lo si guarda attentamente, magari in una sequenza che dura più di un secondo, si capisce che è finto. Con il digitale invece si utilizza la persona reale e non un pupazzo, e l’effetto viene aggiunto successivamente. Quindi se realizzato bene a volte diventa anche più realistico di un effetto artigianale. Ovviamente i migliori effetti sono quelli realizzati tramite la giusta combinazione di di digitale e artigianale, come quelli di The Walking Dead

(l’intervista completa su Weird Movies n. 6)

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