I Dottorini Calvi e il simbolismo di “Insomnia”

Caso e predestinazione sono archetipi che camminano al di là della porta dei sogni, che l’uomo è capace di pensare solo per immagini, senza davvero comprenderne appieno il significato. Una simile intuizione e del tempo ben speso di fronte una macchina da scrivere possono dare risultati stupefacenti.

Stephen King

Siamo nel lontano 1994 quando, dopo i successi di “Il Gioco di Gerald” (1992), “Dolores Claiborne” (1993) e “Incubi & deliri” (1993), Stephen King torna con un romanzo visionario e profondo, dal sapore IT-iano (per quanto non della stessa potenza corale). C’è un uomo, il settantenne Ralph Roberts, e c’è un movente, l’insonnia che lo affligge, che rende questa realtà permeabile a un mondo ultraterreno, dove i paradossi prendono sostanza e senso. Le persone improvvisamente non sono più semplicemente carne e afflizioni ma si colorano di luci, aure che le avvolgono e che come etichette ne determinano la qualità e la scadenza. Le strade si riempiono, confuse dalle immagini sbiadite di un universo più alto di quello conosciuto, mentre il tempo è scandito dall’apparizione di esseri dalle sembianze antropomorfe, gli inquietanti Dottorini Calvi che strisciano tra la folla della Derry dai mille incubi.

Il destino e il caos camminano insieme a scandire la vita degli uomini e King sceglie di dargli il volto delle Moire che nell’antica Grecia tessevano le sorti del mondo: Atropo, Cloto e Lachesi che un tempo erano considerate «guardiane della necessità, le personificazioni della regolarità della natura: Cloto tesseva il filo del fato, Lachesi lo avvolgeva su di un fuso ed Atropo lo recideva alla morte.» Nell’orrore kinghiano queste assumono le vesti melliflue dei Dottorini che si aggirano subdoli con le loro grosse cesoie e tagliano il filo della vita degli uomini ignari.

Tutto è scritto e tutto è caso in “Insomnia”, dove la morte assume il sapore amaro della follia nella mani di Atropo («Atropo è un agente del caso», spiega Cloto), un servo impazzito e sadico alla corte del Re Sanguinario, un “capo” senza scrupoli che vive in una realtà più alta di quella degli uomini e dei Dottorini stessi.

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L’esistenza viene intesa come elevata su gradini di merito, dove “quelli che sanno” osservano dall’alto del loro super-attico i comuni mortali che se ne stanno a piano terra, a pensarsi unici e irripetibili nella loro unica e irripetibile realtà, mentre non c’è veramente nulla di speciale. Speciale è Ralph, piuttosto, che nella sua ordinaria vita riesce a uscire fuori dal mucchio con un balzo e a vedere quello che realmente c’è: non la bella routine dei giorni e delle stagioni ma il tempo che è concesso ad ognuno di noi, labile e sterile alle azioni umane, perché per quanto l’uomo possa lottare c’è una fine per tutti.

La chiave d’accesso sarà proprio la privazione del sonno che modificherà del tutto la sua percezione: improvvisamente gli si apriranno le porte di un mondo che risponde ai perché attraverso le immagini, dove non sono le persone con le loro valigie e le loro bugie a presentarsi ma l’anima che le pervade e le colora. A spiegare il senso degli avvenimenti che sconvolgeranno la vita del protagonista saranno proprio Cloto e Lachesi (che il nostro eroe incontrerà insieme con Lois, capace anche lei di “vedere”) inviati come messaggeri dai “piani alti”:

Lachesi: [Noi siamo situati a un livello gerarchico un po’ più alto degli operai alla catena di montaggio ma continuiamo a fare parte di quelle che voi chiamate «maestranze», Ralph, né più né meno.]

Cloto: [Accontentati di questo: oltre ai livelli di esistenza a tempo determinato e a tempo indeterminato, quello al quale ci troviamo io, Lachesi e Atropo, esistono anche altri livelli. Sono quelli abitati da creature che potremmo definire a tutto tempo, esseri che quando non sono eterni ci arrivano così vicino da permetterci di considerarli tali. Gli essere a tempo determinato e a tempo indeterminato vivono in sfere di esistenza che si sovrappongono, su diversi piani intercomunicanti dello stesso edificio, se vogliamo, governati dal Caso e dall’Intento. Al di sopra di questi piani, a noi inaccessibili ma partecipi dell’esistenza generale compresa nella medesima torre, ci sono altri esseri. Alcuni sono positivi e mirabili, altri negativi e orrendi al di là della nostra capacità di comprensione, che è superiore alla vostra.]

King, così, definisce lo scopo della vita e la natura dell’aldilà attraverso la creazione di un mondo parallelo dove regnano gli opposti: simbolico e trascendente, si tratta di un universo di senso capace di dissipare i grandi dubbi. E se il Re non può darci una spiegazione fatta di nomi e cognomi e scientificamente provata, ci sono i Dottorini Calvi a fare da garanti, riuscendo benissimo a convincerci di questa incredibile realtà. Esiste qualcosa dopo la morte, un disegno più alto per ciascuno di noi? Il nostro destino è scritto da qualcuno che ci guarda dall’alto? La vita è predestinata come la morte? Sì, sì, e ancora sì, in modo assolutamente inequivocabile. Ma perché c’è qualcuno che sceglie? Cosa rende le persone quello che sono e il loro percorso tale?

Cloto venne avanti, spostò gli occhi da Ralph a Lois e parve riordinare i pensieri.

[Molto bene. Per prima cosa è importante che comprendiate che tutto quello che sta avvenendo, per quanto inaspettato e sconvolgente sia, non è precisamente innaturale. Io e il mio collega facciamo quello per cui siamo stati creati. Atropo fa ciò per cui è stato creato lui e anche voi, miei amici a tempo determinato, farete ciò per cui siete stati creati.]

Ralph reagì con un sorriso smagliante che trasudava amarezza.

[«Alla faccia della libertà di scelta, suppongo.»]

Lachesi: [Non dovete pensare così! È solo che quella che voi chiamate libertà di scelta fa parte di quella che noi chiamiamo ka, la grande ruota dell’essere.]

[…]

[Io e Lachesi siamo agenti della Morte […] ma non siamo solo agenti di morte, Ralph e Lois; siamo anche agenti dell’Intento. […] Normalmente noi non interferiamo con Atropo e lui lascia stare noi. Non potremmo interferire con il suo operato nemmeno se volessimo. Il Caso e l’Intento sono come i quadratini rossi e neri di una scacchiera, ciascuno dei quali definisce l’altro per contrasto. Ma Atropo vuole interferire con l’andamento delle cose […] ha reciso un cordone vitale che avrebbe dovuto rispettare. Questo provocherà problemi terribili a tutti i livelli, per non parlare del grave squilibrio tra Caso e Intento, se la situazione non verrà fatta rientrare nel giusto ordine delle cose. Noi non possiamo occuparci di quanto sta avvenendo […] tuttavia in questo caso la nostra incapacità a vedere ha poca importanza, perché in fondo gli unici che si possono opporre alla volontà di Atropo sono gli esseri a tempo determinato. Ecco perché voi due siete qui.]

Le tre parche in un dipinto di Bernardo Strozzi

La risposta finale è il Ka, la grande ruota che gira e schiaccia, in cui tutti siamo trascinati: qualcosa di così totalizzante che anche lassù, “ai piani alti della torre”, sembra non facciano eccezione. Gli opposti che generano la sostanza, umanizzati nel Re Sanguinario e nella sua controparte, si muovono anche loro all’interno del cerchio. Ed Deepneau, il pazzo burattino nelle mani delle forze del male, è un predestinato. Lois è predestinata e lo è anche Ralph. Tuttavia Stephen King non esclude il caso e insegna che si è anche e soprattutto liberi nella propria umanità, che in qualche modo le scelte sono in grado di cambiare il corso degli eventi e che ognuno è capace di scrivere la propria storia.

In “Insomnia” prende vita l’eterno conflitto tra il libero arbitrio e il destino, dove la morte assume le sembianze di “agente del caso”, confondendo le acque proprio come accade nella realtà di ogni giorno. La morte fa vacillare le certezze, sciogliere le speranze e annichilire il bene. Nella morte si riscopre la propria finitezza e il non-senso della fatica della vita e allo stesso modo si rinnova l’importanza di esserci, di allontanarsi dall’oblio finale attraverso le azioni che ci rendono immortali: amore, famiglia, figli, amici che raccontino di noi. Il ricordo sopra ogni cosa rimane l’unica salvezza per l’uomo.

I Dottorini Calvi non sono altro che le Moire che tornano dal passato per assolvere la loro funzione: rendere più tollerabile il senso di impotenza degli uomini, giustificare la fine di ciascuno, dare un senso. Magistralmente, Stephen King assorbe la forza propulsiva della cultura arcaica e traccia un nuovo cammino che come un filo rosso lega ogni cosa: è di nuovo la ruota, il ka, l’impossibilità di consumare quello che sembra passato, la materia che non si estingue.

LA MALATTIA DENTRO “INSOMNIA”

L’insonnia è la malattia della vecchiaia e delle nuove tecnologie, come se lo sviluppo del corpo e delle cose fossero inevitabilmente collegati e portassero alla stessa conclusione. Non di rado è associata a disturbi nella sfera psichica che vanno a incidere sul comportamento, la qualità delle relazioni e, soprattutto, sulle percezioni. Come sottolinea Biggio nel testo “Le Benzodiazepine: Dalle Molcole Alla Pratica Clinica”, «secondo la International Classification of Sleep Disorders (ICSD-American Sleep Disorders Association, 1990) l’insonnia è definita come “difficoltà nell’iniziare e/o mantenere il sonno” o come sensazione di “sonno non riposante” ed è distinta in numerose entità sindromiche, comprese fra le dissonnie estrinseche, le dissonnie intrinseche, i disturbi del ritmo sonno-veglia e i disturbi del sonno associati a malattie di tipo medico o psichiatrico.»

Con il termine “dissonnie estrinseche” si intendono tutti quegli elementi derivati dall’esterno che inducono la perdita di sonno nell’individuo (come per esempio il jet lag), diversamente dalle “dissonnie intrinseche” che sono invece conseguenze di particolari stati d’animo o turbamenti legati alla sfera psichica.

Se si volesse analizzare il caso di Ralph Roberts dal punto di vista clinico non sarebbe difficile ricondurre la causa principale della sua insonnia alla morte della moglie sommata all’età che avanza, che in molte persone causa fisiologicamente la perdita di sonno. I Dottorini Calvi, perciò, insieme con le aure e gli strani poteri sviluppati da Ralph sarebbero degli aggravanti, allucinazioni molto vicine al delirio psicotico derivate dalla necessità di controllo: un tentativo disperato di imbrigliare l’irrimediabilità della vita e della morte. Vista secondo questa prospettiva, che è semplicemente una delle tante prospettive in cui si può leggere il romanzo, Ralph Roberts non è né più né meno una persona qualunque colta da un caso poco fortunato che lo ha fortemente provato dal punto di vista psicofisico.

Gli eventi che si svolgono intorno alla trama sono un turbinio trascinante derivato dall’esperienza del protagonista: la mente cede sotto il peso di un corpo stanco e la sensazione di predestinazione si irradia in tutte le azioni, dalle più semplici quotidianità agli impegni più complessi. “Insomnia” apre un’interessante finestra su una malattia ancora poco studiata per quanto molto conosciuta, caratterizzandosi come una second life cartacea: dall’esordio al decorso della malattia, il percorso è segnato dai comportamenti e dalle scelte di Ralph.

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Inizialmente provato dalla continua privazione di sonno, con il tempo il protagonista si abitua, in un certo senso, adduce delle ragioni a quanto gli sta accadendo sino al punto di convincersi dell’esistenza di una realtà parallela a quella comunemente tangibile. La sua mente si apre a verità straordinarie, di cui è unico intestatario tra tutti gli uomini, in un crescendo di eccitazione paragonabile solo all’effetto di una generosa dose di cocaina. Sicuramente l’aspetto clinico della malattia deve aver sollecitato la fantasia dello scrittore: il sonno con il suo mistero e la sua inevitabile importanza, le conseguenze non di rado grottesche della sua privazione, sono tutti elementi malleabili e di incredibile fascino.

L’insonnia si muove infatti sospesa tra la vita e la morte, a volte covando nel profondo dell’anima degli uomini, pronta ad esplodere e stravolgere: è il caso, ad esempio, dell’insonnia familiare fatale (IFF), una patologia capace di condurre alla morte tra i 9 e i 36 mesi in cui la privazione del sonno diventa totale e le cellule nervose del talamo si necrotizzano. Non si vuole dire che “Insomnia” sia un trattato di esattezza scientifica ma è senz’altro una lettura efficace del caso, evidentemente approfondita, in cui la malattia viene rovesciata e resa potenziale, una porta attraverso la sofferenza che permette di calarsi con facilità nei panni di Ralph, condendo l’esperienza con un po’ di magia e un sano orrore.

Giada Cecchinelli

THE-KING-IL-MAGAZINE-COVER
Questo articolo è tratto dal libro THE KING – IL MAGAZINE, a cura di Luigi Boccia, Giada Cecchinelli e Luca Borri.

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