Il nuovo ‘Frankenstein’ di Bernard Rose al cinema il 17 Marzo

Il Frankenstein di Bernard Rose – ambientato nella Los Angeles dei giorni nostri – è raccontato interamente dal punto di vista del mostro. Dopo essere stato creato artificialmente e essere stato abbandonato al suo destino da una coppia di eccentrici coniugi scienziati, Adam – questo è il suo nome – viene aggredito e diventa oggetto di violenza da parte del mondo che lo circonda. Questa creatura inizialmente perfetta, diventata in poco tempo mostro sfigurato, si trova presto a dover fare i conti con il lato più brutto dell’essere umano.

Rose dirige la pellicola, su sua stessa sceneggiatura, basata sul romanzo di Mary Shelley, Frankenstein, un classico della letteratura. Xavier Samuel (The Twilight Saga, Two Mothers, Fury) interpreta il mostro, mentre Carrie-Anne Moss (la trilogia di Matrix) incarna Elizabeth Frankenstein, Danny Huston (American Horror Story, Big Eyes) è Victor Frankenstein, e Tony Todd dà il volto ad Eddie, tornando a collaborare con Rose, che lo diresse in Candyman – Terrore dietro lo specchio. Ad occuparsi degli effetti speciali troviamo Randy Westgate (X-Men: le origini – Wolverine), sei volte candidato ad un Emmy.

 

Frankenstein farà il debutto nelle nostre sale il 17 Marzo, distribuito dalla Barter Entertainment.

 

Frankenstein

Frankenstein di Bernard Rose

Frankenstein rimane attuale oggi così come lo era duecento anni fa. La sua premessa centrale – il fatto che lo scopo finale della scienza sia creare la vita – fa presa su di noi perché si tratta della verità e perché solo nella nostra epoca questa possibilità si sta facendo decisamente concreta. Il libro di Mary Shelley è uno dei romanzi più influenti del genere horror, fantascientifico e gotico, e, per questo motivo, è stato adattato ed interpretato diverse volte. La più memorabile è il classico del cinema di James Whale, che vedeva protagonista Boris Karloff. Il mostro di quella pellicola entrò nella memoria collettiva come l’immagine della creatura di Frankestein, ma il film contiene anche un cambiamento significativo rispetto al testo di Mary Shelley. Nel romanzo, infatti, Victor Frankenstein disseppellisce cadaveri per studiarli, ma non afferma mai di condurre esperimenti in cui rianima persone decedute. L’ambizione di Victor è creare la vita, ma, quando gli viene chiesto come ci è riuscito, si rifiuta timidamente di spiegarlo, per evitare che qualcun altro abbia la scellerata idea di seguire il suo metodo. Ai giorni nostri, l’idea di plasmare la carne servendosi di una stampante 3D è realtà, e il concetto della creazione di una nuova vita acquisisce maggiore credibilità.

Il regista Bernard Rose, noto al grande pubblico per Candyman, Anna Karenina, Snuff-Movie e Boxing Day, ha dichiarato: “Questa innovazione può giustificare la capacità di dare vita alla carne; cosa accade, invece, per quanto riguarda la coscienza? Nonostante l’incessante processo della scienza, non si ha un’idea più chiara di ciò che costituisce la coscienza rispetto ai tempi di Mary Shelley. Il mostro ha una vita interiore, è un essere vivente dotato di emozioni complesse; sogna, ama, odia: è essenzialmente l’uomo Romantico, e queste sue facoltà ci convincono che è “vivo”. Proviamo empatia nei suoi confronti, per via della sua ingiusta nascita, per il comportamento violento che gli viene insegnato e che mette in pratica all’ennesima potenza, e per la sua sofferenza nell’essere rifiutato dai suoi simili. Questo è ciò che mi ha attratto di questa vecchia storia, il fatto che si potesse entrare nella sua testa, sentendo la sua confusione ed il suo dolore; percepire la sua crescente curiosità mentre scopre la vera natura delle sue origini e vorrebbe avere le risposte alle domande che prima o poi tutti si pongono: chi sono? Da dove vengo? Qual è il mio destino?“.

L’unicità dell’adattamento cinematografico di Frankenstein di Bernard Rose sta nel fatto che la narrazione viene condotta interamente dalla prospettiva del mostro, un uomo perfetto creato dal Dottor Victor Frankenstein e da sua moglie, Elizabeth, servendosi di una bio-stampante 3D.

Diversamente dal mostro-cadavere rianimato e dalla testa piatta dei precedenti adattamenti, la creatura di Frankenstein è bellissima – creata pezzo per pezzo, cellula per cellula –, con tanto di vita e coscienza instillate. Il mostro è adorato dai suoi creatori, finché l’esperimento non prende una piega orribile.

La condizione fisica del mostro si deteriora rapidamente, sviluppando bozzi, tumori ed escrescenze; la creatura diventa così sfigurata, e i suoi creatori decidono di liberarsene. Quando il Dottor Frankenstein cerca di sopprimere il mostro, però, l’istinto di sopravvivenza della creatura si accende, permettendogli di salvarsi. Terrorizzato, il mostro scappa dal laboratorio, in fuga per avere salva la vita, sentendosi rifiutato da tutti; come potrebbe essere altrimenti per una creatura orribile alle prese con un mondo pericoloso ed ostile? La creatura non è altro che un bambino innocente nel corpo di quello che una volta era un uomo bellissimo, ma che ora è devastato dalla malattia.

Se le versioni precedenti di Frankenstein esploravano la rianimazione dei morti, l’adattamento di Rose racconta la creazione della vita dal nulla, così come immaginata da Mary Shelley. Il mostro incarna la crisi esistenziale dei tempi. Non ha idea di dove sia, del perché è al mondo, o di cosa gli stia succedendo. Spinta a forza in un ambiente sconosciuto, la creatura comincia a terrorizzare la gente e ad essere violento a causa della totale mancanza di amore e conforto.

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