Intervista a Franco Forte

Franco Forte, romanziere, sceneggiatore e curatore di storiche collane italiane come il Giallo Mondadori, racconta il cinema e la scrittura in Italia, oggi. Un paese diviso tra quello che si potrebbe e quello che, invece, non si fa: lo stivale ha la suola ben piantata a terra, è fermo nella tradizione e maldisposto a cedere all’innovazione. Ci sentiamo incapaci di produrre: così scrivere e investire nel cinema diviene un monito al passato privo di coraggio, lontano dalla contaminazione di nuovi generi che preferiamo leggere in quello che importiamo e traduciamo dall’estero. Perfettamente in linea con il pensiero dell’autore, ci permettiamo di rincarare la dose e porci una domanda: ha ancora senso parlare di genio nell’Italia della controtendenza? Non ci rimane che tentare, perseverare per non mescolare il passato con il presente tanto da confonderlo e noi con Weird Movies vogliamo regalare un po’ di diverso, un po’ di inter-nazione e di inter-cultura.

 

Il suo recente libro per Mondadori, Ira Domini, vede ancora come protagonista l’eclettico Niccolò Taverna, un arguto notaio criminale che già ci aveva dato occasione di conoscere in Il segno dell’untore. Nell’attesa dell’uscita di una nuova indagine del detective dell’antichità, mi chiedevo se avesse mai pensato alla possibilità (se avesse in progetto) di trasformare la saga in un film per il grande schermo o anche in una serie televisiva da distribuire a livello internazionale.

Il problema è che siamo in Italia, e da noi ormai è quasi impossibile realizzare qualcosa, per piccolo o grande schermo, che sia “in costume”, come si dice per intendere un film o una fiction ambientati nel passato. Lo sforzo economico sarebbe troppo elevato per la maggior parte della case di produzione, e comunque il tema del thriller storico, per di più con un investigatore che si muove in una Milano molto cupa, messa in ginocchio dalla peste e da condizioni ambientali terribili, non rientra tra le prerogative di chi fa oggi cinema e televisione in Italia. Noi siamo il paese delle commediole o dei cinepanettoni demenziali, oppure delle fiction d’amore, o di drammi ospedalieri. Il massimo del thriller che si propone oggi in TV, a parte qualche rarissimo caso (vedasi Gomorra su Sky), è Don Matteo, e questo dice tutto. Nel cinema, poi, è anche peggio, perché nessuno ha il coraggio di investire su prodotti che siano un minimo al di fuori dei soliti binari già tracciati, lasciando campo libero, nell’industria cinematografica, ai colossi americani, ma anche ai francesi, ai tedeschi, persino alle produzioni dell’est europeo o di Cina e Corea. Come sempre, preferiamo essere colonizzati dagli stranieri, piuttosto che proporre noi qualcosa di nuovo, intelligente e ben fatto. Basti dire che siamo il Paese in cui una legge introdotta di recente vieta di usare sul set armi da fuoco, anche quelle preparate appositamente per non sparare. Una vera follia…

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