Intervista a George Romero al Lucca Film Festival 2016

articolo su www.weirdmovies.itDopo i 53mila spettatori della scorsa edizione, che ebbe in Cronenberg il suo invitato di spicco (nel 2014 fu Lynch), anche quest’anno il Lucca Film Festival-Europa Cinema ha ospitato otto giorni di grande cinema (dal 3 al 10 aprile), con artisti a cinque stelle, cui sono state dedicate mostre, rassegne, premi alla carriera e che hanno tenuto masterclass e presentazioni dei loro film e quelli di altri che hanno amato. Oltre a William Friedkin, Paolo Sorrentino, Marco Bellocchio, Ruggero Deodato, ospite d’onore è stato il grande regista George A. Romero, considerato il “padre” degli zombie moderni.

 

LORENZO RICCIARDI: La notte dei morti viventi ha Duane Jones come protagonista. Sidney Poitier aveva vinto un Oscar da pochi anni, ma la vera rivoluzione della presenza di Jones nel vostro film è il fatto che questo non sia assolutamente un “problema”: la cinepresa non indugia sul fatto che sia di colore, come invece capitò sempre con Poitier.

GEORGE ROMERO: Onestamente non ne avevamo idea! Puoi vedere lo script originale, fatto malissimo e in maniera informale… lo trovi online… John Russo le vende in rete! Ben era caucasico nella nostra idea originale. Succedevano le stesse identiche cose, lui aveva lo stesso destino. Sono tutti elementi che hanno acquistato un valore solo successivamente. Quando io e Russo portammo la prima copia del film a New York, con il film nel bagagliaio, quella stessa notte sentimmo che M.L. King era stato assassinato. Ci guardammo in faccia e dicemmo: ops, questo cambia veramente tutto. Da allora pensammo al fatto che film contenesse un racial statement. Duane era un amico ed era l’attore migliore che ci era capitato di provinare. Lui era più preoccupato di noi di fare questo film, capiva bene il contesto storico: doveva colpire Barbara, ed era convinto che ci sarebbero state conseguenze con le reazioni del pubblico. Io e il mio partner invece gli dicevamo: tranquillo, è il 1968, i tempi sono cambiati..! Eravamo ancora vittima del Peace & Love che poi ha fallito in maniera molto clamorosa.
La vera differenza tra il Ben finale e quello originale: scrivemmo il personaggio, era uno tosto, parlava come Bogart, aveva i jeans e abiti da lavoro. Duane non voleva assolutamente vestirsi così e parlare così, voleva parlare normalmente ed essere vestito in maniera meno rozza.

articolo su www.weirdmovies.itL.R.: Quanto c’è di commerciale nell’intenzione di fare un film horror come La Notte dei Morti Viventi in quel momento e in quel modo?

G. R.: Volevamo fare qualcosa di commerciale ma anche che comunicasse un messaggio in maniera sconvolgente. Ora non spaventa molto, ma all’epoca era terrificante: era in bianco e nero e penso che il sangue in bianco e nero abbia sempre molto più impatto. Non volevamo fare un film sulla razza, ma sul contesto sociale, sul fatto che la gente riesca a non essere d’accordo anche se succede qualcosa di terribile all’esterno… Cercammo di fare un film commerciale, pur prendendo una posizione. Certo, tornammo a girare alcune inquadrature extra per aggiungere gore alla scena del picnic… ma puntavamo a un certo equilibrio.

L.R.: Qual è stata la sfida più grande che hai dovuto affrontare all’inizio della tua carriera?

G. R.: Difficile a dirsi, volevo fare ciò che facevo a tutti i costi, e mi limitavo a cercare delle soluzioni. Il punto ovviamente era sempre trovare i soldi. Ma diciamo che all’epoca la cosa veramente difficile era imparare a usare la pellicola. I tempi sono cambiati: non c’era nemmeno il video, persino i notiziari erano in pellicola. I primi videogiornalisti sono stati effettivamente quelli che lavoravano nei laboratori di sviluppo. Diventai amico degli impiegati dei laboratori di sviluppo di Pittsburgh: mi insegnarono tutto loro. Una volta imparato a lavorare la pellicola, mi buttai a capofitto, l’obiettivo era ottenere abbastanza soldi per comprare le attrezzature di volta in volta.

L.R.: Hai fatto tanti capolavori ma tutti ti conoscono per i tuoi film gli zombi. Ti sei dedicato maggiormente a questo sottogenere perché era utile per veicolare i tuoi concetti o perché vendevano di più?

articolo su www.weirdmovies.itG. R.: È difficile rispondere, perché è difficile separare le due cose. Quando feci il primo film non pensavo nemmeno fossero zombi, li chiamavamo “quei cosi”. All’epoca, per noi, gli zombi erano quei tizi nei caraibi. Volevamo una situazione enorme nel mondo e che i protagonisti la ignorassero rimanendo ancorati alla loro meschinità e continuando con la loro agenda, la storia era sulla mancanza di comunicazione. Siccome divenne un racial statement, e il film divenne molto più importante di quello che mi aspettassi arrivando spesso a essere persino male interpretato, decisi che non avrei mai più fatto una cosa così a meno che non avessi di nuovo un importante messaggio da comunicare. Poi visitai il centro commerciale di Pittsburgh e mi decisi a utilizzare di nuovo gli zombi per fare critica sociale e satira. Da allora ogni volta che volevo fare un film con gli zombi aspettavo l’idea giusta: originariamente volevo farne uno ogni dieci anni e riflettere su un decennio, sui suoi cambiamenti sociali.

L.R.: Quando è difficile fare oggi un film indipendente con gli zombi come protagonisti, così come hai sempre fatto durante la tua carriera?

G. R.: Lavorare nel cinema indipendente credo sia l’unico modo per me per fare esattamente quello che più mi piace. Ma oggi è diventato praticamente impossibile, soprattutto dopo che il mio amico Greg Nicotero e il team di The Walking Dead e Brad Pitt con World War Z hanno demolito il mercato perché ormai si fanno questi film con budget multimilionari. Personalmente ho avuto solo due esperienze con le grosse major, ma sono state veramente terribili, dovevo sottostare alle loro richieste e non ero libero di muovermi come desideravo. Creepshow, invece, è stato distribuito dalla Warner Bros ma è stato prodotto in maniera indipendente, così come la Terra dei morti viventi, diversamente da come si pensa, è stato distribuito dalla Universal ma anche quello è un prodotto assolutamente indipendente. Alla fine degli anni Novanta avevo molte grandi produzioni interessate ma nessuno volle fare quei film. Scrissi tantissimo e incassai tanti soldi in quel periodo, senza però dirigere nessun film. La New Line Cinema ci pagava per andare in un uffici, ma non fecero mai nessun film. C’erano accordi con la MGM e la Fox… lo studio system funziona così. I dirigenti di Hollywood devono sapere di avere tutto a posto, vogliono le star, e la cosa era molto frustrante per un regista indipendente come me.

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