Intervista a Loris Curci

In Italia produttori coraggiosi non ne esistono più, il cinema di genere è ormai morto e sepolto e a poco servono i tentativi di giovani autori di risollevare un genere che nei tempi d’oro insegnava ai filmmakers di tutti il mondo come fare cinema. Oggi si punta su altro, su prodotti diversi, commerciali, facili da distribuire. A chi ha la voglia e il desiderio di realizzare cinema di genere non resta che emigrare all’estero o, nella migliore delle ipotesi, trovare finanziatori e distributori stranieri.

Chi invece continua incessantemente da quasi quindici anni a lavorare nel cinema fantastico è Loris Curci, che ha saputo sapientemente farsi strada tra documentari (su Fulci, Argento, Bava, Soavi, ecc.) e piccoli prodotti italici a basso budget prima e su progetti internazionali più consistenti dopo. Dal serbo Zone of the Dead a Night of the Sinner, con Robert Englund nei panni del protagonista, passando per 11-11-11 di Darren Lynn Bousman e il remake di Hidden in the Woods, fino a Landmine goes click, che verrà proiettato in anteprima europea al prossimo Fantafestival, diretto dal georgiano Levan Bakhia.

È la storia di tre ragazzi americani, Chris, Alicia e Daniel, che stanno facendo un’escursione tra gli splendidi paesaggi della Georgia. Chris calpesta una mina e non ha modo di muoversi o allontanarsi senza farla esplodere. La terribile situazione lo costringe ad ammettere al suo migliore amico che ha avuto una relazione con la sua fidanzata Alicia. Daniel li abbandona, ma i due non rimarranno soli a lungo. Uno strano cacciatore con il suo cane, infatti, presto li raggiunge, ma non ha per niente intenzioni amichevoli…

Un angosciante thriller che si trasforma ben presto in un crudo rape&revenge.

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Da diversi anni ti sei trasferito in Spagna dove continui senza sosta il tuo lavoro da produttore, cercando di presentare e finanziare sempre progetti interessanti e originali. Quanto il tuo lavoro ha influito nella scelta di lasciare l’Italia? E perché in Italia sembra non ci sia una soluzione per risollevare il cinema di genere?

Domanda difficile. Il cinema di genere in Italia è in fase di stagno da tanti anni. Ma proprio tanti. Ci sono pochi autori ma soprattutto mancano i produttori che credono nel mercato estero. In Spagna, ma anche in Turchia, dove sto lavorando adesso, l’industria crede molto nel cinema dell’orrore. Basta guardare i numeri al botteghino per rendersi conto che Rec incassa quanto Sinister o Paranormal Activity. Non è solo un discorso di qualità, che è sì importante, ma piuttosto un atteggiamento più aggressivo e convinto da parte degli operatori del settore.

 

Uno dei tuoi ultimi lavori è Landmine goes click. Come sei stato coinvolto nel progetto? Che cosa ti ha convinto a farne parte?

Sono arrivato a far parte di Landmine quando il film era stato già girato. Con il regista e i produttori locali ci siamo messi a studiare il film e deciso di fare alcuni tagli e in generale renderlo più affine al cinema americano. Da lì siamo partiti con una strategia di mercato, con un trailer molto efficace e materiali grafici che mi sembra abbiano funzionato piuttosto bene. A Cannes iniziamo le vendite internazionali e poi quest’estate con i festival di genere. Frightfest di Londra su tutti.

 

Landmine goes click è un thriller crudo e realistico con continui colpi di scena. La forza del film probabilmente sta nella scelta di utilizzare solo pochi attori, ma tutti incredibilmente credibili ed efficaci.

È difficile anche definirlo un horror, per quanto poi le cose che accadono nel film sono terrificanti. A me fa pensare a Big bad wolves ma anche a Tarantino e ovviamente a film come Deliverance e più recentemente I spit on your grave. Non è un film per i deboli di stomaco ed avendolo visto con un pubblico posso garantire che i colpi di scena arrivano e fanno male. Pochi attori ma efficaci. E credo che questo sia uno dei punti di forza del film. I tre protagonisti si ritrovano in un posto che non conoscono e in una circostanza assolutamente fuori da qualsiasi controllo. E poi arriva lui… Però qui mi fermo. No spoilers…

 

Il film è ambientato e girato tra gli splendidi paesaggi georgiani, un paese non propriamente noto per il suo cinema.

Stiamo preparando un altro film in Georgia. Questa volta è una storia di esorcismo, e con un twist originale, visto che la vicenda è narrata dal punto di vista del demone, e non della posseduta. Tbilisi è una città assolutamente moderna e la compagnia con la quale sto lavorando, Sarke Studio, è formata da gente che conosce bene il cinema di genere e vanta grande esperienza in produzione. L’anno scorso hanno coprodotto un film francese sulla guerra in Cecenia, che aveva Annette Bening come protagonista. Questa è gente che sa il fatto suo.

 

Il regista, che ha anche scritto e co-prodotto il film, ha uno stile chiaro e riconoscibile, molto attento ai dettagli e mai sopra le righe. Il piano sequenza finale poi è qualcosa di eccezionale.

Credo che Levan Bakhia sia uno dei nomi più interessanti nel panorama del cinema di genere. È giovane, colto, conosce bene il suo mestiere e sa benissimo cosa funziona in un film e cosa no. Gli ultimi 15 minuti di Landmine sono davvero intensi e sfido chiunque a non rimanere sorpreso dall’evolversi della vicenda. Nelle poche recensioni che sono uscite del film, la critica è stata piuttosto unanime. Il finale è un vero colpo allo stomaco.

 

Uno dei tuoi prossimi progetti, forse uno dei più attesi a livello internazionale, visto il clamore che ha suscitato l’uscita del trailer, è Magi, diretto dal noto regista turco Hasan Karacadag.

Magi è il primo film in inglese di un regista che nel suo paese è un mito. I suoi film precedenti hanno sempre sbancato il botteghino e di fatto ha inventato uno stile tutto suo. Quando entrai in contatto con Hasan, più di un anno fa, l’idea era quella di fare un horror, in inglese, che avesse come radice una leggenda islamica. Credo che il risultato finale sia andato al di là delle nostre più ottimistiche previsioni. Magi esce a Settembre e da quando abbiamo messo il teaser in rete, è un continuarsi di offerte di distribuzione e grande interesse da parte di festival molto importanti. Da appassionato di cine horror quale sono, non ho dubbi nell’indicarlo come uno degli horror più attesi dell’anno. Vediamo che succede…

(Lorenzo Ricciardi)

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