‘Le colline hanno gli occhi’: la vera storia dei cannibali

Le colline hanno gli occhi si presenta come un cult del cinema horror, per la forza delle immagini e dei contenuti. Nato nel lontano 1977 dal genio di Wes Craven, il film prende posto nel panorama cinematografico internazionale rispolverando i contenuti reali dell’orrore, alimentato da una tendenza tipica di quei tempi: Hollywood era in fermento e le idee si ripescavano da fatti realmente accaduti. Le colline hanno gli occhi rende la realtà “cinematografica” e il cinema “reale”, proprio come era tendenza dell’epoca e come, ancora oggi, si continua a fare. Pur non essendo il primo né l’unico film a basarsi su fatti di cronaca, tuttavia partecipa della rosa di quelli che hanno riscosso maggiore successo. Nello specifico, il grande boom, il clamore, la sorpresa, viene attribuito al remake del 2006, diretto da Alexandre Aja, che lega alla cronaca di morte scelta da Wes Craven, quella tristemente conosciuta della contaminazione dovuta alle scorie nucleari per le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki e della centrale di Chernobyl. Cannibalismo e radioattività, sono il connubio vincente, i gemelli siamesi del successo.

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Le colline hanno gli occhi, la vera storia

 

Ma andiamo per gradi. Nella trama, vediamo una famiglia in viaggio verso San Diego, su una roulotte. Durante il viaggio, Big Bob, il padre, decide di fare una deviazione finendo per perdersi e ritrovandosi in una vecchia stazione di servizio per chiedere informazioni. Lì, il vecchio proprietario gli indicherà una strada tra le colline, intrapresa la quale, le vite della famiglia Carter verranno segnate da terribili disgrazie.

Un gruppo di uomini, mutati e deformi (per via dell’esposizione alle scorie radioattive che hanno contaminato la zona), vogliono il loro sangue: si tratta di un gruppo superstite di cannibali.

Il terrore così crudo eppure verosimile, scuote da subito gli animi degli spettatori che si sconvolgono e appassionano. Eccola qui la parola chiave: verosimile, tratto da qualcosa che è realmente accaduto. La storia, infatti, è ispirata a una realtà terrificante quanto la stessa trama: la vita di Alexander Sawney Bean, un personaggio realmente vissuto nel sedicesimo secolo. Figlio di un giardiniere, Alexander ben presto si rese conto di non essere portato per seguire le orme del padre e decise così di trasferirsi in Scozia con la sua compagna, nel Galloway (l’Ayrshire Meridionale), vicino Bannane Head, lasciando l’East Lothian dove era nato. Fin qui tutto normale, non fosse che la sua nuova casa fu una grotta che non abbandonò per ben venticinque anni e nella quale la sua compagna diede alla luce otto figli maschi e sei figlie femmine. Nacquero anche numerosi nipoti, tra incesti e promiscuità, finché la famiglia non divenne simile a un clan composto di quarantotto persone. E come un clan agivano nell’ombra e nella criminalità. La vita onesta non era per i Bean che svilupparono una particolare abitudine: uscivano solo di notte a caccia di malcapitati che aggredivano e trascinavano nel loro covo. Lì smembravano e divoravano le loro vittime, conservando i resti al sicuro da occhi indiscreti.

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Nonostante le scomparse destarono scalpore tra la popolazione e portarono a numerose indagini, nessuno venne a conoscenza dell’esistenza del clan fin quando, un giorno, un uomo riuscì a scampare alla furia omicida. L’uomo passeggiava vicino la spiaggia con sua moglie, dove vennero accerchiati dal clan Bean e la donna decapitata. L’uomo, che era armato, riuscì a opporre resistenza e si salvò perché i Bean vennero messi in fuga da un gruppo di persone che stavano passando lì vicino. La giustizia finalmente li acciuffò e, senza processo né preamboli, tutti vennero condannati alla pena massima dello squartamento: agli uomini vennero amputati i genitali e mozzati mani e piedi, mentre le donne e i bambini, dopo aver assistito al supplizio degli uomini, vennero bruciati vivi.

La vita dei Bean venne originariamente utilizzata da Wes Craven per la trama e ripresa da Alexandre Aja che la contaminò inserendo l’elemento degli uomini mutanti. Nel 2006, le azioni mostruose trovano la loro spiegazione in un mondo che è contaminato e che contamina. Le colline hanno gli occhi di Aja racconta il seme del male e gli dà una ragione, portando a termine l’opera di Craven che all’epoca si premurò di piantarlo affinché attecchisse.

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