Nel nome degli effetti speciali

«La CGI non può sostituire gli artigiani del trucco»

Intervista in esclusiva a Sofia Rakova, responsabile del team che ha ideato gli effetti speciali di Nightworld e Havana Darkness, il primo film horror in lingua inglese a essere stato girato a Cuba diretto dal cineasta messicano Guillermo Ivan. Girato a New York e all’Avana, il film è liberamente ispirato al contenuto di un leggendario manoscritto che si dice esser stato scritto nientemeno che da Ernest Hemingway durante i suoi giorni cubani. Prodotto con un budget di un milione di dollari, Havana Darkness porta la firma del produttore italiano Loris Curci.

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Photo by Vera Petkova

 

LUIGI BOCCIA: Sia in Nightworld che in Havana Darkness gli effetti speciali sembrano giocare un ruolo importante. Ora che i film sono stati girati, qual è la tua impressione generale, circa i risultati raggiunti? Sei soddisfatta del tuo lavoro su questi due film?

SOFIA RAKOVA: Entrambi i film hanno lo stile tipico del genere horror, in cui gli effetti speciali sono parte integrante del processo di ripresa. Havana Darkness ispira orrore negli spettatori, che sperimentano la paura e la disperazione dei personaggi. Al contrario, Nightworld si propone di lavorare psicologicamente sul pubblico. Sono soddisfatta dei risultati. Credo che l’intera visione dei due film sia terrificante, sanguinosa e impressionante. E c’era una buona comunicazione tra i diversi reparti dello staff, cosa che ha reso il lavoro piacevole, anche divertente.

L.B.: Qual è il tuo background come artista degli effetti speciali?

S.R.: Nel corso degli ultimi sei anni ho lavorato come special make-up artist e FX artist. Sono sempre pronta ad affrontare le sfide proposte da ogni nuovo progetto, e amo davvero i progetti di film horror, perché trovo in quel genere il mio lavoro sia più creativo e divertente. Ho una laurea in campo artistico, che si è dimostrata estremamente importante nel processo dinamico-artistico dello special make-up.

L.B.: Quale dei due film hai trovato più complesso o impegnativo, e perché?

S.R.: Ciascuno dei due film provoca una differente emozione nello spettatore. Personalmente ritengo che Havana Darkness ci trasporti in una situazione che potrebbe essere reale… e questo mi terrorizza, ha un effetto profondo su di me.

L.B.: Nightworld racconta la storia di un edificio infestato… Personalmente credo che i film sulle “possessioni” richiedano sempre una certa atmosfera, che non dovrebbe mai risultare sminuita dai troppi effetti speciali. In questo caso il team degli FX ha la grande responsabilità di bilanciare i due elementi. Sei d’accordo? E, in caso affermativo, qual è stato il tuo approccio in questo senso?

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S.R.: Nightworld ha un significato più profondo della semplice presentazione di una casa infestata. All’inizio lo spettatore potrebbe pensare che il forte dolore per la perdita della moglie del protagonista sia la ragione per cui la sua mente confonde la realtà… e allora il compito degli effetti speciali è stato quello di creare un contesto in cui il confine fra la percezione della realtà e l’allucinazione rimane sottile. Ho seguito questo concetto generando gli incubi sanguinari e le immagini spettrali che compaiono nella sua testa.

L.B.: C’è una particolare scena di Nightworld che ti ha dato dei problemi? Una che hai trovano particolarmente impegnativa e che ha richiesto maggior lavoro e creatività?

S.R.: La scena che più colpisce in Nightworld è una trasformazione della defunta moglie del personaggio principale. Lei passa attraverso tre fasi di esistenza fisica come fantasma-demone. La differenza tra questi tre stadi doveva essere minima, ma allo stesso tempo abbastanza spaventosa e molto impressionante. Determinanti, in questo caso, sono state la comunicazione all’interno del nostro team, la visione del regista e la recitazione dell’attrice. Il risultato è buono: lo spettatore vorrebbe avvertire in qualche modo il nostro personaggio circa la natura della realtà, che la sua mente non accetta.

L.B.: Quanto è importante stabilire legami tra il team degli FX e il regista? Com’è stato lavorare con Patricio Valladares?

S.R.: Un ruolo importante nella creazione di un film dell’orrore è la pre-produzione: il confronto di ogni idea fra il regista e la squadra che si occupa degli effetti speciali. Patricio Valladares ci ha istruiti con la necessaria precisione e chiarezza, quindi durante il procedimento per la creazione dei campioni siamo riusciti a risolvere molto facilmente ogni passaggio, cosa che ha agevolato il processo di ripresa. Perfetta comunicazione unita a un piacevole senso dell’umorismo: questo è Patricio, infatti.

L.B.: In Nightworld hai lavorato con Robert Englund, forse l’ultima autentica icona del cinema horror. Com’era sul set? Hai qualche aneddoto che lo riguarda?

S.R.: A essere sincera, ogni volta che mi capita di incontrare un grande artista, come Robert Englund, per esempio, mi sento un po’ preoccupata e un po’ eccitata. Nel momento in cui Robert entrava in sala trucco, tutto raggiante e sorridente, io mi sentivo già tranquilla e contenta per il lavoro che stavo per fare. Durante le prove di make-up mi suggeriva idee sull’immagine che stavamo creando. Era sempre divertente, e raccontava storie interessanti legate a progetti precedenti, e ogni giorno ci dimostrava la sua gratitudine per le attenzioni che gli prestavamo. Una persona sorprendente!

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L.B.: In Havana Darkness i protagonisti devono affrontare un labirinto di trappole mortali nel tentativo di sopravvivere. Immaginiamo che il film sia sanguinario e particolarmente cruento. Qual è stato il tuo coinvolgimento nella creazione di questo labirinto, e che tipo di minacce devono affrontare, i protagonisti, quando si trovano intrappolati?

S.R.: Come ho detto prima, Havana Darkness ha un forte impatto su di me, per via della situazione, in cui ognuno di noi potrebbe ritrovarsi, ed è per questo che proviamo lo stesso orrore dei personaggi, e il mio obiettivo è stato quello di rafforzare tale sensazione, non solo creando le terrificanti figure dei cacciatori, ma anche attraverso l’aspetto straziato dei protagonisti, dopo ogni azione, e le scene di sangue contribuiscono a creare un effetto profondo, tipico di questo genere. Lo spettatore sperimenta la speranza nella salvezza, la disperazione e la compassione al fianco dei personaggi.

L.B.: Havana Darkness è il primissimo film horror in lingua inglese ad essere mai stato girato a Cuba. Come è stata la tua esperienza, là?

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S.R.: Realizzare Havana Darkness è stato estremamente eccitante, per me – sì, è il primo film in inglese girato a Cuba – un luogo che ispira interesse. In più, ho lavorato con un team di professionisti giovani e sempre di buon umore. Esperienza, e seria preparazione: questi due fattori hanno contribuito al mio sviluppo come artista creativa.

L.B.: L’industria del cinema è in continua evoluzione e l’era digitale sta in qualche modo influenzando i cineasti spingendoli a oltrepassare ogni confine. Come vedi il presente e il futuro degli effetti speciali, e in particolare la pratica dello special make-up?

S.R.: Viviamo in tempi in cui il cinema si basa sempre di più sugli effetti digitali, che vanno soggetti a un rapido sviluppo e hanno i loro grandi fan, ma la mia opinione è che la cosiddetta CGI (Computer-Generated Imagery) non possa sostituire l’artigianalità dei trucchi e degli effetti speciali. La percezione di realismo è qualcosa che i fan dei film horror apprezzano tantissimo. Ecco il motivo per cui noi cerchiamo di migliorare la qualità di queste produzioni…e per di più, la creatività permette di ottenere buoni risultati. La mia sensazione è che gli effetti manuali e quelli digitali debbano aiutarsi a vicenda: solo allora il buon risultato viene raggiunto.

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L.B.: E qual è la tua opinione circa lo stato del cinema dell’orrore? Dove pensi che il genere horror stia andando?

S.R.: Le mode cambiano, nel genere horror. Gli spettatori sono travolti da effetti particolari e cercano qualcosa di nuovo, che li coinvolga fino in fondo. È difficile colpire la mente umana, e il genere è alla ricerca di un effetto psicologico: un dramma profondo unito a scene terrificanti. Può darsi che ne abbiano avuto troppo, del fantastico, e che ora siano alla ricerca della realtà.

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