‘Nona’, l’ossessione kinghiana diventa capolavoro

Che effetto può fare per un regista – appassionato kinghiano – girare un film e poter inserire nei titoli di testa la dicitura “Basato su un racconto di Stephen King”? Certamente una sensazione impagabile, come quella che deve aver provato Massimo Volta con il suo cortometraggio Nona,  perché lui l’ha fatto veramente, ottenendo addirittura l’approvazione dallo stesso King a presentare il corto nei vari festival del cinema. Ma il regista e fotografo milanese come ha potuto realizzare questo suo sogno? E soprattutto, come ha fatto a ottenere i diritti per l’adattamento dell’omonimo racconto dello scrittore del Maine? La cosa è molto più semplice di quello che possa sembrare, perché lo stesso Stephen King all’inizio degli anni ’80 ha creato il cosiddetto Dollar Baby o Dollar Deal, per cui al costo simbolico di 1 dollaro egli cede i diritti di adattamento di un suo racconto a studenti o aspiranti registi, con la clausola che il cortometraggio realizzato non entri nella grande distribuzione e che quindi non ne derivi un profitto. Tra l’altro, il primo cortometraggio realizzato tramite il Dollar Baby fu nel 1983 La donna nella stanza, scritto e diretto dall’allora sconosciuto Frank Darabont (a tal proposito è in uscita per i tipi della Weird Book il primo saggio in Italia sul regista e sceneggiatore statunitense, “Frank Darabont: Stephen King, gli incubi e l’evoluzione del cinema”, in cui si parla anche del lavoro di Massimo Volta). Da allora, e con l’avvento di Internet, Stephen King ha messo a disposizione sul proprio sito (www.stephenking.com), nell’omonima sezione, i Dollar Baby Films disponibili per un adattamento. Ed è proprio questa la strada che Massimo Volta ha seguito: ha descritto il suo progetto nel sito di King, si è visto recapitare a casa il contratto, lo ha rispedito al mittente con tanto del famoso dollaro all’interno ed è partito con le riprese.

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“Nona”, il racconto originale di Stephen King, è stato pubblicato nel 1985 nella raccolta “Scheletri”. Narra di un ragazzo che ha appena abbandonato l’università, il quale, durante una fredda e nevosa serata in cui sta cercando di raggiungere una città in autostop, si ferma in un autogrill e incontra una ragazza, Nona. Ne rimane subito folgorato per la sua straordinaria bellezza, ma anche per qualcos’altro che al momento non riesce a capire. Lì sono presenti alcuni camionisti che lo prendono in giro per i suoi capelli lunghi da hippy (il racconto è stato scritto negli anni ’70), e in breve ne esce una colluttazione al di fuori del locale. Nona lo segue e la sua presenza in qualche modo dà al ragazzo la “forza e la rabbia” di vincere “l’incontro” ma di spingersi anche più in là; infatti quasi uccide il malcapitato camionista. Il ragazzo e Nona fuggono insieme, ma sulla loro strada incontreranno degli altri sventurati che dovranno passare attraverso “l’ira e la violenza” del protagonista, il quale sembra essere sempre più in balia della passione verso Nona che al contempo lo spinge a uccidere altre persone. Tutto questo mentre la ragazza lo sta conducendo in un luogo ben preciso, fino al tragico e sovrannaturale epilogo in un cimitero. A quel punto il protagonista verrà arrestato, e tutti i testimoni delle sue nefandezze dichiareranno che non è mai esistita nessuna Nona, che lui ha fatto tutto da solo. In carcere comincerà quindi a scrivere la sua storia.

Ed è proprio da questo punto che il cortometraggio di Massimo Volta muove i primi passi. A parte un iniziale flashback con le botte prese da Ace Merrill, un personaggio “cattivo” del passato del ragazzo (nel mondo immaginario di Stephen King, John “Ace” Merrill comparirà anche nel racconto “Il corpo” da cui sarà tratto il film Stand by me, e nel romanzo ed omonimo film Cose preziose), vediamo un investigatore osservare le foto della scia di cadaveri di cui il ragazzo ha disseminato il proprio cammino, per dirigersi nella cella dove si trova in custodia e consegnargli un quaderno e una matita, in quanto egli non ha ancora aperto bocca da quando è stato arrestato; il ragazzo a quel punto comincia a scrivere. Nel cortometraggio, infatti, sentiamo la sua voce fuori campo intercalata ad alcune scene, così come il racconto di King è scritto in prima persona attraverso questa sorta di “diario”. Il racconto poi è ambientato in inverno sotto una forte nevicata, mentre il corto di Volta durante una torrida estate, e questo certamente per ovvi motivi tecnici. Ma continuiamo con altri particolari: nel racconto il ragazzo è un capellone e il camionista del bar lo prende in giro dicendogli che sembra una ragazza; nel corto, invece, il motociclista di turno gli tira la folta barba insinuando comunque la stessa cosa.

Per tutto il racconto non conosceremo mai il vero nome del ragazzo, e anche quando Nona dà un nome falso a una delle loro vittime, anche il ragazzo mente sul proprio nome, tuttavia King non lo scrive; anche nel corto non verrà mai svelato il suo vero nome, ma, a differenza del racconto, nella scena in cui Nona pronuncia il suo falso nome – Cheryl Craig –, il ragazzo la segue a ruota, e qui vi è un chiaro omaggio di Volta allo stesso King, perché il “falso” nome scelto è quello di Randall Flagg, il quale è il “cattivo” per antonomasia di Stephen King, apparso in diversi suoi romanzi, tra cui “L’ombra dello scorpione”, “Gli occhi del drago”, ma soprattutto nel ciclo de “La torre nera”.

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Nel racconto di King ci sono numerosi flashback nel passato del ragazzo, sulla sua vita universitaria e sentimentale, ma soprattutto sul suo “spiacevole incontro” con Ace Marrill, a cui egli ha malauguratamente tentato di “rubare” la ragazza; nel cortometraggio, a parte la già menzionata scena iniziale e un dialogo tra Nona e il ragazzo, non vi è più alcun accenno al suo passato, a parte una scena verso la fine del film, che qui non sveleremo. Così come non sveleremo il finale stesso del cortometraggio, che si discosta dal racconto di King, in quanto Massimo Volta ha voluto forse spingersi un po’ più in là rispetto allo scrittore del Maine, immaginando e inscenando un epilogo che nel racconto non è presente, ma che segue un filo perfettamente logico di tutta la storia.

A parte tutti questi piccoli ma importanti dettagli che rendono il cortometraggio “qualcos’altro” rispetto al racconto (e in ogni caso, stiamo pur sempre parlando di un adattamento), possiamo dire che, in conclusione, il senso generale che Volta ha voluto dare al suo corto, è quello della sottile linea che divide l’amore dall’ossessione, la quale porta alla violenza e infine alla disperazione, passando attraverso il sovrannaturale; le stesse sensazioni che si provano leggendo il racconto di Stephen King. Un racconto che forse lo stesso Stephen King ha ritenuto essere il più importante e simbolico della propria raccolta “Scheletri”, in quanto l’antologia stessa si apre con quell’unica e (in italiano ancora più diretta) parola, la quale viene ripetuta diverse volte in “Nona”:

Ami?
Sì, e con questo cortometraggio Massimo Volta ha amato Nona…
e il vero amore non muore mai.

Diego Matteucci

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