“Paradise Beach”: lo squalo bianco è tornato

Paradise Beach – Dentro l’incubo è il nuovo thriller  distribuito da Warner Bros. Pictures e in uscita il 25 agosto. Nancy Adams (Blake Lively) sta facendo surf su una spiaggia isolata quando si trova davanti un grande squalo bianco. Sebbene sia solo a duecento metri dalla riva, la sopravvivenza diventa una vera e propria prova di volontà che fa leva su tutto l’ingegno, l’astuzia ed il coraggio della ragazza.

articolo su www.weirdmovies.it“Questo film coinvolge lo spettatore ad un livello primario – ha sottolineato Blake Lively – perché è una storia sulla capacità di sopravvivenza, la forza di volontà. Quando ho letto la sceneggiatura ho pensato ‘Cosa avrei fatto io in una situazione come questa?’ Le modalità con cui Nancy combatte per sopravvivere sono decisamente pazzesche”.

In Paradise Beach – Dentro l’incubo, Nancy (Lively) sta cercando conforto dopo la morte di sua madre. Appassionata studentessa di medicina, la ragazza trova serenità anche sul surf ed ora ha anche scovato un angolo segreto, una spiaggia isolata che era stato il luogo preferito della madre. Sebbene sia consapevole che surfare da soli è pericoloso, quando il suo compagno di viaggio le dà buca decide di rischiare comunque chiamando casa per avvertire la sua famiglia che ha trovato un posto speciale. Mentre si prepara a fare surf in questa nicchia meravigliosa nascosta dal mondo, pensa che sarà una perfetta opportunità per avere del tempo per rilassarsi e riflettere.

“Sfortunatamente, finisce proprio nel territorio di caccia di un grande squalo bianco – spiega Matti Leshem, produttore del film insieme alla moglie e co-produttrice Lynn Harris – lo squalo la attacca ma fa solo quello che gli detta la natura. La ragazza non si allontana mai troppo dalla riva e quindi potrebbe tranquillamente tornare a nuoto ma tra lei e la sua sopravvivenza c’è di mezzo uno squalo”.

La produttrice Lynn Harris ha invece commentato: “Adoro la scelta di aggiungere il tema del ‘viaggio dell’eroe’ per creare un genere combinato. Paradise Beach – Dentro l’incubo è un thriller pieno di suspense con un personaggio veritiero al centro del tutto, una protagonista che intraprende un percorso interiore per recuperare la forza e superare la propria paura”. Nancy infatti dovrà disporre di tutta la sua forza, coraggio, intelligenza, astuzia e creatività per uscire viva da questa situazione. “Capisce da subito che dovrà farcela con quel poco che ha a disposizione e inizia facendo un inventario di quello che potrà usare per sopravvivere da acquisizioni pregresse ad esperienze personali. Fa leva anche su un istinto primordiale mai esplorato prima: studia bene l’ambiente circostante e usa i suoi abiti e i suoi accessori per costruire degli strumenti. Insomma, la ragazza utilizza qualunque cosa possibile nella sua battaglia per la sopravvivenza. La sua forza di volontà viene continuamente messa a dura prova, e come la marea, sale sempre più”.

Nancy si trova ad affrontare il massimo predatore degli oceani uno squalo particolarmente grande e affamato. Lo squalo sta seguendo una scia di sangue e vuole proteggere il suo territorio di caccia, la carcassa di una grande megattera. Per quanto la ragazza sia piena di risorse, lo squalo ha la stessa determinatezza ed entrambi faranno quanto in loro potere per vincere un’intensa battaglia di volontà.

Ad orchestrare il tutto, il regista Jaume Collet-Serra. “Ogni suo film è sempre pieno di suspense – racconta Harris – riesce a tirare fuori il meglio dai suoi attori e capisce ogni scena e ogni inquadratura dal punto di vista del pubblico, intuendo da subito quale sarà l’esperienza migliore per lo spettatore in ogni singolo momento”.

Collet-Serra è ben felice di aver partecipato al progetto: “C’erano davvero tanti elementi che rappresentavano una mega-sfida per qualunque regista. C’era una sola location, c’era l’acqua, animali e un personaggio in computer grafica. Anche uno solo di questi elementi è una sfida, quindi averli tutti insieme in un unico film era davvero avvincente”.

Per il ruolo principale, i filmmaker hanno voluto Blake Lively, attrice lanciata dalla serie Gossip Girl e acclamata dalla critica per la sua performance in Adaline – L’eterna giovinezza. “Si direbbe una ragazza che ha fatto surf per tutta la vita ma è anche una ragazza di intelletto e di sostanza e non per niente è una studentessa di medicina – ha raccontato Harris – La sua performance è forte ed emotiva e il suo ruolo è davvero difficile essendo presente in ogni inquadratura del film”.

articolo su www.weirdmovies.itCome ha sottolineato il regista “non solo Blake è molto amabile ma è anche forte, intelligente e piena di risorse,  e queste sono proprio le caratteristiche che volevamo in Nancy”.

“Nancy è una studentessa di medicina e questa cosa farà sicuramente comodo quando starà sanguinando da una ferita da morso di squalo su un sasso nel bel mezzo dell’oceano – ricorda ridendo Lively – è una tipa molto pratica, un cavallo da corsa… le piace che le cose siano in un certo modo. Ecco. Bisogna immaginare questa tipa gettata nella circostanza più assurda. Non è proprio il massimo. Ed è questo che rende il film così interessante, la storia è una sfida continua alla sua personalità. Dovrà rinforzarsi mentre la sua personalità viene spezzettata da questa battaglia per la sopravvivenza, ed è una grande prova di forza. Per quanto sia responsabile, è anche attratta irrimediabilmente dall’emozione del surf o non sarebbe una surfista così brava! Non solo ho dovuto allenarmi per andare bene sul surf ma anche per mantenere la fisicità del ruolo – racconta Lively – fino alle ultime due settimane di riprese non ho avuto un doppio o uno stunt, tutto quello che abbiamo girato fino a quel momento l’ho fatto io. Eccetto per il surf, naturalmente! Sono stata fortunata ad avere Isabella Nichols, la migliore surfista junior del mondo come doppio. Per quanto riguarda altri trucchi ed acrobazie, ne sono uscita con qualche ‘ferita da battaglia’ ma sono orgogliosa di averlo potuto fare”.

La surfista Isabella Nichols rivela che “Blake aveva fatto qualche lezione di surf prima di iniziare a girare e quindi aveva una certa idea di cosa dovesse fare. Si trattava di piccole cose, quelle cose che vengono naturali dopo un po’ di tempo e così mi sono limitata ad aggiungere qualche informazione per migliore la sua tecnica. Era sempre aperta e disponibile. In ogni caso, io sarei stata al suo fianco durante le riprese sul surf. Ci scambiavano idee continuamente e questo ha giovato ad entrambe”.

Nel 2010, la Lively ha trascorso molto tempo in acqua con grandi squali bianchi e ambientalisti, riuscendo così a creare una più forte connessione alla storia. “Ho fatto diving con grandi squali bianchi in Gansaai, in Sud Africa – racconta – e così mi sono trovata faccia a faccia con queste meravigliose creature. È stato davvero illuminante, perché inizialmente avevo una terribile paura dei grandi squali bianchi ma a stare in acqua con loro, nel loro habitat, non sembrano davvero quelle creature mostruose ed enormi che siamo soliti vedere, sono meravigliose, serene e pacifiche. Questo mi ha aiutato tanto perché in questo film lo squalo non è semplicemente un aggressore, lo squalo è una meravigliosa creatura che vuole sopravvivere. Proprio come Nancy”.

Girare un film di solito significa essere circondati da dozzine di persone sul set ma ci sono state delle riprese in cui Lively viene completamente immersa nel ruolo del suo personaggio. Per esempio, c’è una importante inquadratura da un elicottero che ritrae la ragazza da sola sulla roccia e quindi non ci doveva essere nessuno intorno a lei. “Sono arrivata al set, la roccia e la boa, nel bel mezzo dell’oceano e tutti sono andati a riva, lasciandomi sola. Sono stata seduti lì in mezzo da sola, a tre-quattrocento metri dalla riva, ad aspettare che passasse l’elicottero con la MdP sopra la montagna, mentre la marea saliva inesorabilmente. Dopo qualche minuto di pura solitudine, è passato l’elicottero, ha fatto la ripresa e poi sono rimasta nuovamente da sola. Sono passati diversi altri minuti prima che arrivassero gli altri e quindi direi che sono stata sola una buona trentina di minuti, a provare il peso della situazione. Era maestoso, ma anche spaventoso. Un’esperienza commovente”.

Collet-Serra afferma che Blake Lively è stata molto più di un’attrice “sotto contratto”, perché essendo praticamente in ogni inquadratura del film: “Ha partecipato attivamente anche alla storia. Abbiamo costruito il film su di lei, tutto viene filtrato attraverso lei. Un film è un gioco di squadra e lei era davvero interessata a far parte di quel processo”.

Ad arricchire tutto questo, Lively ha lavorato come se lo squalo non fosse un demone bensì semplicemente una creatura che vuole sopravvivere, proprio come Nancy. “Gli squali vengono demonizzati. La gente li immagina come spaventosi, crudeli, dei mostri… ma non lo sono affatto. Lo squalo è solo un animale selvaggio nel proprio habitat – continua Lively – e Nancy ha molta empatia per lo squalo, anche mentre cerca di sopravvivere. Credo che sia davvero incredibile trovare empatia e connessione in un momento così difficile. Nancy ha questa rivelazione quando vede che l’uomo per primo fa male allo squalo. L’animale era stato cacciato brutalmente e non soltanto per il bisogno di sopravvivere bensì per il piacere fine a se stesso. In questo modo, si rende ancora più chiara la motivazione, la determinazione, la volontà, la disperazione ed il bisogno di conquista dello squalo, in quanto la sua sopravvivenza dipende da questo. E così tra i due nasce una prova di volontà. Entrambi sono vittime. Ma uno solo potrà restare vivo. È una tragedia ma è anche la natura”.

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Nel film ci sono anche Angelo Josue Lozano Corzo e Jose Manuel Trujillo Salas (aka “Yuco”) che fanno surf con Nancy lungo la spiaggia. A detta di Collet-Serra “Angelo aveva appena vinto un campionato in Messico, così l’ho cercato su Google e ho visto i suoi video. In uno dei suoi video online, sta surfando con Yuco e così li ho voluti entrambi. Ed è valsa davvero la pena, non dovevano solo essere ottimi surfisti ma ottimi amici”.

Lozano Corzo ricorda che Lively era prontissima a imparare i trucchi del mestiere dai maestri: “È davvero carina ed è stato divertente lavoraci insieme. Si è adattata molto bene a surfare. Le abbiamo subito impartito delle veloci lezioni su come pagaiare e ha imparato in fretta. Altri piccoli dettagli già li conosceva. Credo sia stato divertente anche per lei. Le abbiamo dato qualche altra piccola dritta che ritenevamo utile al film e lei li ha subito messo in pratica, aggiungendo un tocco personale qua e là. In cambio, lei ci ha insegnato dei trucchi sulla recitazione che Yuco ed io siamo stati ben felici di imparare”.

Per Lozano Corzo e Trujillo Salas, fare surf davanti alle MdP è stato normale. Un giorno come tanti altri. “Per me è stato naturale, è una cosa che faccio tutti i giorni. Faccio surf per divertirmi ed è stato così anche durante le riprese – racconta Lozano Corzo – Yuko ed io ci siamo davvero divertiti a lavorare al film. Gli operatori erano bravi ed avevano già girato scene di surf. Quindi non è stato difficile entrare in sintonia con loro”. Óscar Jaenada è Carlos, un ragazzo del posto che fa da guida a Nancy per arrivare sulla spiaggia. “Conosce la stradina per arrivare sulla spiaggia, è una spiaggia isolata e nascosta e quindi è difficile da trovare – spiega Jaenada – Dopo intuisce che sta accadendo qualcosa di anomalo sulla spiaggia e va a controllare”.

GIRARE A LORD HOWE ISLAND, AUSTRALIA

La location principale del film è Lord Howe Island, una piccola isola a circa 600 miglia est di Sydney. Il pubblico resterà attonito a vederla, così come è successo a Nancy: è uno dei pochi luoghi naturali incontaminati rimasti sulla terra.

La maggior parte dell’isola è una foresta inviolata con molte pianti ed animali che non si possono trovare da nessun’altra parte del mondo: tutto intorno, acque turchesi, vongole giganti, tartarughe marine, pesci pagliaccio, pesci leone, tonni, sgombri, pesci farfalla e pesci napoleone. “È un patrimonio dell’umanità UNESCO, gestito da un parco nazionale. Le acque circostanti sono parco marino e gli abitanti dell’isola sono isolani di quinta e sesta generazione che danno un valore profondo ed intrinseco a qualunque cosa accada sull’isola. La location è propriamente il cuore e l’anima del film” racconta il location manager Duncan Jones.

A proposito di Lord Howe Island, Lively dice: “È stato davvero speciale poter girare lì. Una meravigliosa nicchia di terra in mezzo all’oceano. Un piccolo tesoro nascosto. Dopo questo film, tutti vorranno andarci perché come si potrà vedere sullo schermo, è un luogo decisamente accattivante e seducente”.

Jones è stato il primo a suggerire che Lord Howe Island fosse la location principale. “È a due ore e mezza da Sydney, tra l’Australia e la Nuova Zelanda, nel bel mezzo dell’oceano – rivela Leshem – sono andato con Jaume e Flavio Labiano, il nostro direttore della fotografia. Flavio, che è un vero creativo, tira fuori la testa dal finestrino e dice, ‘Ehi, guarda quella spiaggia laggiù!’ Mi giro, vedo la spiaggia, guardo Jaume e campiamo al volo di aver trovato la location giusta”.

“Abbiamo subito capito che quattro sequenze girate lì, sarebbero valse più di due ore su un’altra spiaggia che non fosse altrettanto perfetta” spiega Collet-Serra.

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Leshem illustra le richieste anteposte dalla location: “Avremmo dovuto creare dei rifugi naturali, il personaggio di Blake doveva essere visibile dalla riva in ogni momento. Avevamo bisogno di una location per narrare la storia ma oltre a questo, volevamo una location che nessuno avesse visto prima. E non ci sono molti posti al mondo rimasti ancora allo stato naturale come questo” spiega Leshem.

Paradise Beach – Dentro l’incubo è il primo film in grande scala che sia mai stato girato a Lord Howe Island. Come si può immaginare, andare dove nessuno aveva mai girato prima presentava importanti sfide per una troupe. “Ci sono 350 abitanti sull’isola e 400 posti letto per ospiti, punto – racconta Harris – Non c’è ricezione, poca Wi-Fi, poche macchine”.

“Logisticamente, è stato il progetto più complicato a cui ho partecipato – aggiunge Jones – Dovevamo far arrivare 100 persone della troupe, e ben 45 barconi per il nostro equipaggiamento”. Sebbene la produzione abbia portato camion sull’isola, non è così che solitamente vanno le cose a Lord Howe Island. “Sull’isola ci si sposta a piedi, in bicicletta o con una delle poche macchine già presenti. Ci sono state imposte delle limitazioni ferree che ponevano una sfida creativa all’intera troupe”.

Ironicamente, il capo stunt Glenn Ruehland racconta che sono stati usati scudi marini per evitare che gli squali invadessero l’area delle riprese. Collet-Serra ed il suo staff hanno poi dovuto affrontare un’altra sfida: “Dovevamo girare su una spiaggia vergine e incontaminata ma la nostra troupe è numerosa. Una volta scelto un punto di ripresa sulla spiaggia e bloccata l’azione, bisognava portare i macchinari e così si finiva col vedere impronte dappertutto. Il fatto è che doveva sembrare tutto assolutamente illibato. A quel punto, abbiamo deciso di creare dei piccoli sentieri di passaggio, dove si camminava in fila indiana in modo da cancellare le impronte nella maniera più efficace e velocemente possibile”. I filmmaker hanno girato in mare aperto sull’Isola di Lord Howe per ben dieci giorni. “Il potere dell’oceano non va mai sottovalutato – racconta Collet-Serra nell’intento di descrivere le riprese – Immaginatevi a dirigere una troupe su un set in mare aperto con enormi onde mentre Blake è su un surf e l’operatore deve riprendere tutto, e magari nel frattempo cambia il tempo e cambia la luce per una ripresa che dovrà avere coerenza con le riprese effettuate finora per quella stessa scena”.

“L’oceano è potente e imprevedibile – aggiunge Leshem – eravamo continuamente alla sua mercé ed alla mercé del clima ad ogni minuto. E nel bel mezzo del caos di madre natura, dovevamo portare a termine il meticoloso lavoro delle riprese, che è un lavoro di precisione e deve essere molto centrato. È stata davvero una grande sfida ma siamo convinti che il gioco sia valso la candela”.

Come esempio delle difficoltà nel fare riprese sull’acqua, Collet-Serra cita una delle scene apparentemente più semplici: “La scena più difficile che abbiamo girato è una scena dialogata dove Blake è seduta sul surf e parla con i due surfisti a trenta metri di distanza. Per poter girare questa scena dialogata, la MdP doveva essere ferma. E così abbiamo ancorato la gru su quattro punti di una barca con delle funi. C’erano sub nascosti sotto acqua che tenevano Blake ferma, in modo che non venisse portata via dalla corrente, e i due surfisti che cercavano un punto dove restare fermi. Insomma, in tutto c’erano nove barche, settanta persone e vari sub in acqua in una scena che invece all’apparenza è di una semplicità spaventosa”.

Eppure, in una simile location, ogni cosa paga, ed infatti i filmmaker, compreso l’operatore della MdP “B” nonché direttore della fotografia subacquea Simon Christidis, A.C.S., sono stati capaci di girare delle sequenza uniche. “Simon, il nostro direttore della fotografia subacquea, era incredibile. Prendeva la MdP e girava scene di Angelo e Jose che facevano surf, poi nel pomeriggio io lo raggiungevo come un bambino che scarta i regali sotto l’albero di Natale per vedere le scene realizzate. Le sequenze sul surf sono incredibili e si deve tutto a Simon e ai surfisti”.

Le restanti scene del film sono state girate nella grande vasca cinematografica del Village Roadshow Studios sulla Gold Coast di Queensland, Australia.

LA CREAZIONE DELLO SQUALO E GLI EFFETTI VISIVI

Per la creazione dello squalo, Jaume Collet-Serra voleva che fosse realizzato un valido avversario che avrebbe tenuto il pubblico col fiato sospeso. “Volevo che lo squalo fosse una presenza costante per la metà del film. Volevo rivelarlo lentamente e poi dargli forza assoluta. Volevo che il pubblico vedesse né più né meno quello che vedeva Nancy”.

Per ragioni decisamente ovvie, il grande squalo bianco del film sarebbe stato creato digitalmente. Gli squali bianchi sono una specie a rischio e non sopravvivono facilmente in cattività. Per non parlare del pericolo a girare un film accanto ad un animale così imprevedibile.

Collet-Serra ha lavorato a stretto contatto con il reparto scene per disegnare lo squalo. “Sono arrivato alla conclusione che lo squalo dovesse essere femmina – spiega – Le femmine sono leggermente più grandi e molte di esse hanno diverse ferite derivate dall’accoppiamento. A vederle, quindi, mettono più paura, in quanto agiscono spesso sulla base dell’autoprotezione”.

Scott E. Anderson è il capo degli effetti speciali. “Sia Jaume che Diana Ibanez, i produttori degli effetti speciali, hanno fatto tanta ricerca per questo film – racconta – Tra le note di Jaume e la successiva discussione con Diana, hanno raccolto un mucchio di carteggi e ricerche di vario genere, tra cui le azioni tipiche degli squali che Jaume trovava utili allo svolgimento della storia, come pure il loro comportamento. La base della nostra ricerca erano proprio questi momenti scelti da Jaume”.

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Nell’animare lo squalo, la sfida maggiore per Anderson è stato creare un personaggio verosimile. “Lo squalo ha una personalità molto coerente. Nancy è capitata per sbaglio nel suo territorio e interrompe la naturale continuità del suo mondo. Dopo aver ferito la ragazza, lo squalo la considera semplicemente cibo. Nulla di personale. Lo squalo si comporta da squalo. Verso la fine, quando Nancy lotta per la sua sopravvivenza, lo squalo lotta allo stesso modo. Entrambi stanno facendo quello che devono fare”.

La mole dello squalo è stata una bella sfida per gli animatori. “Continuavo a dire agli animatori di pensare allo squalo come a un grande camion a diesel con tanto potere e tanta forza, contro una macchina tedesca su di giri – continua Anderson – L’animale è grande e slanciato, elegante e potente nel suo modo di nuotare. Infatti usiamo la sua stessa forza quando attacca la boa o colpisce qualcosa, è davvero molto pesante e grossa”.

La combinazione di questi due attributi, la personalità dello squalo e la sua forza, danno ad Anderson gli strumenti che avrebbero permesso di creare il brivido che Collet-Serra aveva visionato. “Jaume aveva chiaro in mente quello che voleva per raggiungere la suspense e la paura nel film, a volte arriva quando meno te lo aspetti, altre volte è il grande squalo che ti viene incontro. Il regista aveva deciso che avrebbe giocato molto su questi fattori e quindi raggiungere questo equilibrio tra realismo e brivido era davvero molto importante”.

La squadra di Anderson aveva deciso di creare una simulazione per realizzare la massa d’acqua che si muove. Sebbene la squadra stesse usando un veicolo ad immersione per muovere le masse d’acqua, la misura dello squalo richiedeva anche una maggiore quantità di spostamenti d’acqua, e questo andava creato digitalmente. “Anni fa, un progetto del genere sarebbe stato impossibile da realizzare a questi livelli – racconta Anderson – È incredibile come le società con cui collaboriamo siano stati in grado di aiutarci a creare l’animazione dello squalo come pure la simulazione della mole d’acqua”.

La squadra di Anderson ha anche creato un’incredibile quantità di estensioni del set. Le parti del film che richiedevano un’ambientazione più controllata dell’isola di Lord Howe sono state girate in una vasca cinematografica con la scenografia aggiunta sullo sfondo digitalmente. “Abbiamo creato un mondo acquatico virtuale – racconta Anderson – un’impresa massiva. Forse ben tre quarti del film ha richiesto effetti speciali. Durante la produzione, Jaume ha catturato il meraviglioso ambiente e l’intera ambientazione a 360 gradi dalla posizione della roccia su cui si trova Nancy. Questa ambientazione era il nostro mondo virtuale e lo aggiungevamo a tutto, alla giornata di sole, alla notte, al mattino, tutte le volte che lo si vede nel film”.

IL GABBIANO

Ad un punto topico del film, Nancy ed un gabbiano, anch’esso aggredito dallo squalo, trovano rifugio su uno scoglio. La ragazza chiama l’uccello Sully e i due si aiutano a vicenda. Come gestire queste riprese era un problema prima ancora di cominciare a girare. Si era preso in considerazione una marionetta ma un pupazzo non sarebbe mai stato espressivo come un uccello reale. Poi si è considerato di ricrearlo in computer grafica. “Ma non avevo mai visto un gabbiano realizzato bene in computer grafica – osserva Leshem – Non credo che si possano ricostruire bene gli uccelli in CG. Così, un giorno, mentre pranzavo con amici, si sono avvicinati dei gabbiani, abbastanza perché io potessi cibarli dalle mie mani. E così, ho detto a Jaume: ‘Se posso dare da mangiare a questo gabbiano dalle mie mani, allora sicuramente un buon addestratore sarà capace di addestrarli’. Così, mentre davo da mangiare all’uccello, d’istinto Jaume ha tirato fuori il suo iPhone e ha cominciato a riprendere la scena. È stata un’epifania”.

“Così, siamo andati dalla nostra addestratrice, Katie Brock-Medland, e le abbiamo chiesto ‘Hai mai visto un gabbiano addestrato?’ Katie è la più paziente ed amorevole sussurratrice di animali al mondo e, non so come, dopo poco è riuscita ad addestrare un gabbiano. È  incredibile. Non avremmo avuto il film senza Sully”.

“I gabbiani sono motivati dal cibo, chiunque sia stato in un bar in piazza lo sa – afferma Brock-Medland – quindi motivarlo con il cibo è stata la base dell’addestramento. Gli abbiamo dato da mangiare gamberi, pesce, vermi, qualunque leccornia”.

Però trovare l’uccello è stata una sfida, continua la Brock-Medland: “Non si può semplicemente andare in spiaggia e prendere un gabbiano qualunque. E così siamo andati nei centri per animali trovatelli o feriti a vedere diversi gabbiani con le ali spezzate”.

I filmmaker hanno poi identificato sei gabbiani che potessero interpretare il ruolo richiesto nel film ma uno solo era proprio quello che cercavamo. “Alcuni erano migliori a stare in piedi, altri avevano una bella voce e così abbiamo potuto ‘coprire’ Sully da tutti i punti di vista – aggiunge John Medland, collaboratore di Brock-Medland. Sully era stata al centro per animali per ben nove anni.

IL CAST

Blake Lively (Nancy) vanta un grande successo di critica per le sue performance cinematografiche. Di recente ha terminato le riprese del film di Woody Allen, Café Society presentato a maggio a Cannes e All I See is You di Marc Forster. In precedenza è stata protagonista del dramma per la Lionsgate, Adaline – L’eterna giovinezza (The Age of Adaline), uscito nelle sale il 24 aprile 2015.

Il suo debutto arriva nel 2005 nel ruolo di Bridget con il film di successo, firmato Warner Bros. Pictures, 4 amiche ed un paio di jeans (Sisterhood of the Traveling Pants). Nel 2008, riprende il ruolo per il sequel, 4 amiche ed un paio di jeans 2 (The Sisterhood of the Traveling Pants 2). La vediamo poi accanto a Ryan Reynolds nel film Warner Bros. Pictures Lanterna verde (Green Lantern) e con Ben Affleck, Jeremy Renner e Jon Hamm in The Town; film che le hanno permesso di vincere il premio debutto dell’anno 2011 attribuito dal CinemaCon.

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Altri suoi crediti comprendono Le belve (Savages) di Oliver Stone, il dramma indipendente Hick, il film di Rebecca Miller La vita segreta della signora Lee (The Private Lives of Pippa Lee), come pure Ammesso (Accepted) per la Universal, ed il film indipendente Elvis and Annabelle.

Lively è anche un volto noto della televisione, essendo stata Serena van der Woodsen per la serie di successo The CW “Gossip Girl” dal 2007 al 2012. Attualmente è testimonial di L’Oréal Paris.

I FILMMAKER

Jaume Collet-Serra (Regista/Produttore esecutivo) è nato a Sant Iscle de Vallata, una piccola cittadina nella provincia di Barcellona, in Catalogna, Spagna. A 18 anni, si è trasferito a Los Angeles, senza risorse e con una conoscenza di base della lingua inglese, determinato a diventare un regista cinematografico. Ha frequentato la Columbia College ed ha iniziato a lavorare nel montaggio.

Influenzato da registi quali David Fincher, Spike Jonze e Mark Romanek, per la sua tesi di laurea, Collet-Serra decide che invece di girare un cortometraggio, avrebbe girato un video musicale. Con i soldi messi da parte e la sua conoscenza della post-produzione, gira un video musicale per una banda sconosciuta locale che colpisce alcune società di produzione. Prima ancora di terminare il college, il giovane regista ha un contratto in tasca come regista di video musicali per la banda The End.

Dopo aver girato diversi video musicale, la società di produzione gli mette a disposizione un budget per girare qualche pubblicità per creare un proprio showreel. Gira così un corto di due minuti e mezzo per AOL, che quell’anno viene presentato alla mostra pubblicitaria di Saatchi & Saatchi a Cannes.

Da lì in avanti, la sua carriera decolla e gira diverse pubblicità per PlayStation, Budweiser, MasterCard, Miller-Lite, Pontiac, Smirnoff Ice, Renault, Verizon e 7Up, lavorando con agenzie quali la McCann-Erickson, J. Walter Thompson, BBDO e TBWA Chiat Day.

L’occhio surreale e la visione oscura del regista catturano l’attenzione del produttore Joel Silver, che lo mette sotto contratto per girare il film La maschera di cera (House of Wax) nel 2005. Nel 2007, la sua passione per il calcio lo porta in Spagna a girare Goal II: vivere un sogno (Living the Dream) e nel 2009 il suo film Orphan diventa un successo di critica e di incassi.

Nel 2011, Unknown – Senza identità con Liam Neeson è numero uno al box-office. Durante la post-produzione di Unknown e prima che diventasse un successo internazionale, Collet-Serra insieme al suo amico di lungo tempo, l’avvocato Juan Sola, fondano la Ombra Films con sede a Los Angeles.

Nel 2014, Non-Stop sempre con Liam Neeson, è in cima al box-office al primo weekend in sala. Lo scorso anno il regista ha lavorato con il produttore Michael Tadross per dirigere il thriller d’azione Run All Night – Una notte per sopravvivere con Liam Neeson e Joel Kinnaman.

Lynn Harris (Produttrice) è nota come una delle produttrici esecutive di maggiore successo dell’industria cinematografica hollywoodiana. Negli ultimi venti anni, ha sviluppato e prodotto film che hanno incassato oltre cinque miliardi di dollari a livello mondiale e sono stati candidati a numerosi premi, tra cui ottanta Oscar®, BAFTA e Golden Globe.

La sua reputazione di produttrice creativa e sensibile le ha permesso di lavorare con alcuni dei filmmaker più importanti al mondo, tra cui David Fincher, Paul Thomas Anderson, Lana ed Andy Wachowski, Alfonso Cuaron. Harris ha sempre rischiato nel tentativo di trovare belle storie e potenziali talenti, e nel suo curriculum spiccano importanti film esordienti di successo, come Le pagine della nostra vita (The Notebook)Magic Mike, e Gravity.

A giugno 2014, Lynn Harris e il marito Matti Leshem hanno fondato la Weimaraner Republic Pictures, una società di produzione con l’idea di produrre film-eventi, anche con un taglio al femminile, che possano attrarre i più brillanti e creativi filmmaker e talenti delle arene cinematografiche, televisive e digitali di oggi. Dopo poche settimane dalla fondazione della società, la WRPCO ha prodotto il suo primo film-evento con Warner Bros., 2012 – L’avvento del male (The Omega Code 2), basato su un’idea originale di Leshem. WRPCO ha diversi progetti in piedi con Warner Bros.Pictures, TriStar, Participant e DreamWorks, come pure una prima serie televisiva per WGN America e Shine/Endemol.

Di recente ha prodotto il thriller per la Columbia Pictures La quinta onda (The 5th Wave), con Chloë Grace Moretz che ha incassato più di 100 milioni al box-office internazionale.

La Harris è stata Vice-Presidente Esecutiva in Warner Bros. Pictures dove ha trascorso una decade a sviluppare e supervisionare film di diversi generi, sempre di grande successo, quali il premio Oscar® e campione d’incassi Gravity. Tra i suoi crediti, ricordiamo GodzillaL’uomo d’acciaio (Man of Steel)Magic Mike, il candidato Oscar® Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud & Incredibly Close)Scontro tra titani (Clash of the Titans)Nel paese delle creature selvagge (Where the Wild Things Are)Il curioso caso di Benjamin Button (The Curious Case of Benjamin Button) Operazione U.N.C.L.E. (The Man from U.N.C.L.E.)

Prima di lavorare in Warner Bros., ha prodotto Blade III e Le pagine della nostra vita (The Notebook) per la New Line Cinema, ed è produttrice esecutiva del film About a Boy – Un ragazzo per la Universal. Prima di produrre in proprio è stata Vice Presidente Esecutiva di Produzione alla New Line Cinema dove ha supervisionato ed è stata produttrice esecutiva di una serie di film, quali Seven, Boogie Nights – L’altra Hollywood, Magnolia, L’ultimo sogno (Life as a House), ed i primi due episodi del franchise Blade.

Ha iniziato lavorando in televisione per la Leonard Hill Films nel settore TV-movie, ed ai palinsesti della Fox Broadcasting. È passata ai lungometraggi come story-editor, per poi diventare Vice-Presidente della Lynda Obst Productions. Si è laureata a Berkeley alla Università della California nel 1988.

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Anthony Jaswinski (Screenplay) è lo sceneggiatore di film quali Vanishing on 7th Street e Kristy. Nato a Ft. Lauderdale in Florida, ha frequentato il Programma di scrittura dell’Università di New York, dove ha vinto il prestigioso Nicholls Fellowship per la sceneggiatura per il suo horror Interstate. Ha scritto e diretto Killing Time, presentato in concorso nella sezione dramma al Sundance Film Festival. Attualmente è produttore esecutivo dell’horror indipendente Satanic e della serie horror “Sleep No More” per Lifetime Television. Per Warner Bros. Pictures sta scrivendo il thriller di fantascienza Variant.

Jaswinski ha scritto per tutti i maggiori studi cinematografici, ed ha lavorato con produttori quali Harvey Weinstein, Ivan Reitman, Arnold Kopelson, Lawrence Bender, David Kirschner, Lynn Harris e Matti Leshem. Ha scritto e lavorato con un vasto numero di attori, tra cui Sean Connery e Idris Elba. Jaswinski è sposato e vive tra Manhattan e Los Angeles.

DOUG MERRIFIELD (Produttore esecutivo) ha iniziato lavorando nella televisione con la propria società di produzione, specializzata a gestire il lavoro delle seconda unità per serie televisive. Ha poi iniziato a produrre lungometraggi, prima da produttore associato per i film Free Willy – Un amico da salvare, Free Willy 2 e Flipper e poi da co-produttore per i film Free Willy 3 – Il salvataggio, Dolphins, candidato agli Oscar®,  ed Oceanmen. Tra i suoi crediti da produttore esecutivo, Ultimate X, Hannah Montana & Miley Cyrus: Best of Both Worlds Concert Film, Jonas Brothers: 3-D Concert Experience, Justin Bieber; Never Say Never, Metallica Through the Never, One Direction: This Is Us e The Finest Hours. Attualmente è produttore esecutivo del film per la Disney Viaggio nel mondo che non c’è (A Wrinkle in Time). Accanto ai suoi crediti da produttore, è stato anche direttore di produzione dei film blockbuster Pirati dei Caraibi (Pirates of the Caribbean), Il mistero dei templari (National Treasure), Chasing Mavericks e 47 Ronin. Attualmente, è membro della Director’s Guild of America (DGA), Producer’s Guild of America (PGA) e della Academy of Television Arts & Science (ATAS).

FLAVIO LABIANO (Direttore della fotografia) è un cinematografo spagnolo, laureato alla American Film Institute. Ha girato diversi film ad Hollywood, compreso Non-Stop, Unknown – Senza identità e The Gunman.

Hugh Bateup (Scenografo) ha iniziato lavorando nell’industria nel settore delle costruzioni per scene nella sua nativa Australia per il film L’uomo del fiume nevoso (The Man from Snowy River). Ha continuato a svolgere questa mansione per poi diventare capo costruzioni per il cinema e la televisione in Australia, prima di essere promosso a scenografo nel 1989. Ha continuato a lavorare in questo ruolo per più di dieci anni in più di 15 film, locali ed internazionali, compreso Le nozze di Muriel (Muriel’s Wedding), Angel Baby, Cosi e Matrix.

Da allora è stato supervisore alle scenografie per numerose produzioni, compreso Matrix Reloaded, Matrix Revolutions e Superman ReturnsCloud Atlas è stato il suo primo film da capo scenografo e da allora ha disegnato le scene per Jupiter – Il destino dell’universo (Jupiter Ascending) con i Wachowskis per Warner Bros. Pictures.

Attualmente sta girando ben quattordici città per il mondo per le riprese della seconda serie di grande successo per Netflix “Sense8”.

Marco Beltrami (Musiche) è stato candidato a ben due Oscar®. Ha collaborato con diversi registi iconici quali Kathryn Bigelow, James Mangold, Robert Rodriguez, Luc Besson, Guillermo Del Toro, Wes Craven, Alex Proyas, Jonathan Mostow, Roland Joffé, Len Wiseman, Jodie Foster, David E. Kelley e Tommy Lee Jones.

Il compositore si è guadagnato un’ottima reputazione fin dall’inizio della sua carriera, considerato da subito un innovatore del genere con le sue colonne sonore non tradizionali per i franchise horror Scream. Da allora, la sua musica ha attraversato tutti i generi cinematografici. Ha ricevuto importanti riconoscimenti e due candidature agli Oscar® per le colonne sonore di Quel treno per Yuma (3:10 to Yuma), protagonisti Russell Crowe e Christian Bale, e per il film vincitore dell’Oscar® come miglior film The Hurt Locker con Jeremy Renner. Nel 2011 ha vinto un Golden Satellite Award come migliore Colonna Sonora dell’anno per Soul Surfer.

Tra i prolifici crediti del compositore, Fantastic Four – I Fantastici Quattro con Miles Teller, True Story con Jonah Hill, The Gun Man con Sean Penn, Di nuovo in gioco (Trouble with the Curve) con Amy Adams e Clint Eastwood, e The November Man con Pierce Brosnan. Altri suoi progetti, Snowpiercer con Chris Evans, The Giver – Il mondo di Jonas con Meryl Streep e Jeff Bridges, World War Z con Brad Pitt, Wolverine – L’immortale, Gli incontri (The Sessions), Die Hard – Un buon giorno per morire (A Good Day to Die Hard) e Warm Bodies. Sempre per il cinema, ha composto le colonne sonore per Die Hard – Vivere o morire (Live Free or Die Hard), Terminator 3: Le macchine ribelli, I, Robot e The Woman in Black. Tra i suoi crediti televisivi, un thriller di spionaggio per la AMC Turn ed il dramma per FX Lucifer.

Il suo stile collaborativo lo ha portato a lavorare in numerosi progetti con singoli registi, come Tommy Lee Jones per The Sunset Limited, Le tre sepolture (The Three Burials of Melquiades Estrada), The Homesman e con Guillermo Del Toro per Mimic, Hellboy e Non avere paura del buio (Don’t Be Afraid of the Dark). È stato inoltre compositore esclusivo per ben venti anni del grande regista horror Wes Craven, avendo composto le musiche dei film Scream 1-4, Red Eye e Cursed – Il maleficio.

Dopo gli studi alla Università Brown, è entrato alla Yale School of Music grazie ad una borsa di studio. La sua perseveranza nel campo della composizione lo ha portato a Venezia per studiare con il maestro italiano Luigi Nono e poi a Los Angeles per una borsa di studio con il compositore Oscar® Jerry Goldsmith.

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