Roger Corman, un fuorilegge a Hollywood

articolo su www.weirdmovies.itRe dei B-Movies e del cinema indipendente, Roger Corman ha al suo attivo più di quattrocento pellicole, e alla veneranda età di 90 anni non ha la minima intenzione di fermarsi. Premiato con un Oscar alla carriera nel 2010, il regista e produttore americano è famoso per aver diretto diverse trasposizioni dei romanzi di Edgar Allan Poe, ma anche per aver lavorato al fianco di Vincent Price e aver scoperto registi del calibro di Francis Ford Coppola e Martin Scorsese. Uscito di scena come regista nel 1971 (con una breve parentesi nel 1990), oggi è uno dei produttori più prolifici del cinema americano e della storia del cinema. Il talento non si discute e la voglia di continuare a sorprendere non sembra venir meno. Lorenzo Ricciardi lo ha intervistato in esclusiva per Weird Movies.

LORENZO RICCIARDI: Prima di iniziare la carriera nel mondo del cinema ha ottenuto la laurea in ingegneria. Perché ha voluto cambiare completamente la sua vita?

ROGER CORMAN: Ho iniziato a frequentare ingegneria ed ho proseguito all’Università di Stanford collaborando con il giornalino universitario. Qui ho scoperto che i critici cinematografici che vi collaboravano avevano i pass per entrare in tutti i cinema delle aree circostanti e così ho iniziato ad analizzare i film molto attentamente anche se andavo al cinema per divertimento; l’analisi dei film mi ha fatto appassionare sempre di più al cinema e quindi ho lasciato ingegneria. Volevo laurearmi ma sapevo che la mia strada non era quella di ingegnere ma era nel cinema.

L.R.: Il suo primo vero film fu Monster from the Ocean Floor. Cosa si ricorda di quell’esperienza?

R.C.: Ero a Hollywood in cerca di lavoro, avevo scritto una sceneggiatura dal titolo The house in the sea ed ero andato da due produttori di Los Angeles e mi fu offerto di lavorare al film gratuitamente in cambio di avere il mio nome scritto nei crediti come produttore; sapevo che era importante figurare come produttore a Hollywood; quindi come sceneggiatore, produttore e produttore associato potevo raccogliere un po’ di soldi e infatti raccolsi 12000 dollari per realizzare il film e poi il film si chiamò It started on the ocean floor; poi ho venduto il film ad una casa di distribuzione ma il titolo era troppo ambiguo e allora lo chiamammo The monster from the ocean floor.

articolo su www.weirdmovies.itL.R.: Nel corso della sua carriera ha prodotto e diretto quasi esclusivamente film horror e di fantascienza. Perché questa scelta?

R.C.: Sono riconosciuto nel mondo per i miei film horror principalmente ma nella mia carriera ho realizzato film appartenenti ad ogni genere, poi sono tornato all’horror e alla fantascienza. Credo che ci sia stato qualcosa a livello inconscio che mi ha riportato a questi generi.

L.R.: Come regista ha diretto otto film basati su lavori di Edgar Allan Poe. Lo considera lo scrittore horror più importante dell’era contemporanea?

R.C.: Penso che Edgar Allan Poe, che è vissuto nel diciannovesimo secolo, abbia anticipato il tema della coscienza e dell’inconscio che poi è arrivato in via ufficiale dopo decenni; per questo Poe mi ha attratto così tanto.

L.R.: Ha lavorato con uno dei più importanti attori di sempre, Vincent Price. Che ricordi ha di lui?

R.C.: Era una gioia lavorare con Vincent Price; era un attore talentuoso gentile e molto divertente. Lavorando da tempo con lui per esempio in The Raven abbiamo iniziato ad inserire alcuni tratti della commedia, perché non volevamo ripeterci e Vincent è stato davvero bravissimo. Non ho degli aneddoti particolari, anzi: per The Raven avevamo Vincent Price, Boris Karloff e Peter Laurie; Boris era un attore classico britannico, Peter era cresciuto con Brecht nell’Ensemble berlinese e stava lavorando con il metodo Stanislavskj, che era principalmente improvvisazione e Vincent era capace di recitare in entrambi i modi. Una mattina Boris venne da me e mi disse: “Ho imparato le battute e mi sono preparato per recitarle quando Peter si è messo ad inventare frasi e ora non so cosa fare”. Quindi ho chiamato tutti e tre e ho detto a Peter: “Adoro il tuo modo di recitare e la tua recitazione ma in questo caso cerca di attenerti maggiormente alla sceneggiatura.” E Peter ha capito e ha ripetuto perfettamente la battuta. Poi ho detto a Boris di cercare di ascoltare di più quello che gli stava dicendo Peter. E allora Vincent si è rivolto a me dicendo: “Ti ricordi di avermi chiesto di recitare in entrambi i modi vero?”

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L.R.: È stato il mentore di molti registi (Scorsese, Coppola, Howard, Cameron, Dante, Demme) e ha lanciato la carriera di molti attori (Nicholson, De Niro, Hopper, Fonda). A chi è rimasto maggiormente legato?

R.C.: Sono orgoglioso di ogni attore, regista, scrittore e produttore che ha lavorato con me, come Francis Ford Coppola con il quale siamo buoni amici, Jack Nicholson, tra gli attori, è sempre stato mio amico. Tra l’altro abbiamo cenato assieme la scorsa settimana a Los Angeles.

L.R.: Come considera il cinema horror italiano?

R.C.: Non conosco tutti i registi del cinema dell’horror italiano ma conosco in particolar modo il lavoro di Mario Bava. Io penso che era un operatore fantastico e che il suo uso della videocamera fosse meraviglioso, così come il suo lavoro sulla scena, sulle luci, sulle ombre; penso che fosse un grande regista e che la sua arte in Italia non sia stata riconosciuta abbastanza. Insomma, è stato sottovalutato.

L.R.: Perchè ha deciso di smettere con la regia nel 1971, a parte l’isolata esperienza nel 1990?

R.C.: Ho smesso di fare regia nel 1970 perché ero stanco, avevo diretto 57 o 58 film in cinquant’anni e semplicemente ho pensato che dovevo riposarmi. Mi ricordo che una volta stavo girando un film durante il giorno, un altro nella pausa pranzo e finendo il montaggio di un terzo durante la notte e quando sono andato a dormire ho pensato: devo dormire velocemente. E a quel punto ho capito che avevo perso il controllo.

articolo su www.weirdmovies.itL.R.: Nella sua lunga carriera ha diretto e prodotto quasi 400 film dal 1955 ad oggi. Lei è il filmmaker indipendente di maggior successo che Hollywood abbia mai conosciuto. Com’è il suo rapporto con Hollywood oggi e cos’è cambiato nel corso degli anni?

R.C.: Il mio rapporto con Hollywood è buono, Hollywood mi ha anche dato un Academy Award quindi il rapporto è quantomeno decente; principalmente due cose sono cambiate negli anni: per prima cosa l’equipaggiamento, i materiali tecnici  moderni sono più leggeri, compatti, mi ricordo le vecchie enormi videocamere completamente diverse da quelle digitali di oggi. D’altro canto la distribuzione è molto più complessa, i miei film avevano subito una data di uscita nelle sale, oggi solo un film su 10 riesce ad uscire in sala. Le major hanno il pugno la distribuzione quindi, purtroppo, le opere indipendenti devono rinunciare all’uscita in sala. I miei film arrivano direttamente alla tv via cavo o satellitare, oppure escono direttamente in dvd e questo succede anche per gli horror.

L.R.: Quali sue opere consiglierebbe a chi non la conosce?

R.C.: Mi è stato chiesto un paio di volte quali dei miei film consiglierei, e ogni volta cambio idea. Un film è Intruder, un’opera sull’integrazione nel Sud degli Stati Uniti, e poi sceglierei uno dei film tratti da Edgar Allan Poe, tra Il pozzo e il pendolo e La maschera della morte rossa; la scelta oggi cadrebbe su La maschera della morte rossa.

 

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