Slender Man, dal cinema alla realtà

Slender Man: per la prima volta in Italia un libro pubblicato da Weird Book e scritto da Giuseppe Carradori sul sinistro personaggio senza volto che in meno di dieci anni ha conquistato un posto d’onore nel palcoscenico dell’horror internazionale.

Internet non è solo il regno dei social e dello streaming. Non si condividono solo selfie e foto al mare. Si condividono anche idee. Migliaia di idee. Nell’ultimo decennio il grande calderone del Web ha dato alla luce una serie di leggende metropolitane e miti dell’orrore che farebbero impallidire qualsiasi autostoppista fantasma. Coccodrilli nelle fogne 2.0 meglio noti con il nome di creepypasta, capaci di catturare l’attenzione di milioni di utenti. Ma la selezione internettiana è più spietata di quella naturale: la concorrenza è elevata e per emergere un’idea deve essere davvero buona.

articolo su www.weirdmovies.it/book

Slender Man, il libro

 

Quando, nel 2009, sul forum del sito americano Something Awful venne lanciato un concorso incentrato sulla creazione di immagini paranormali, tra i numerosi progetti presentati ne emerse uno in particolare. Si trattava di una coppia di foto in cui, alle spalle di un gruppo di bambini, compariva un essere molto alto, senza faccia, vestito come un uomo d’affari. Lo Slender Man. Le immagini erano accompagnate da due didascalie che facevano riferimento alle misteriose sparizioni di alcuni bambini avvenute in America negli anni ottanta. Le foto riscossero un enorme successo tra gli utenti del sito, che crearono altri fotomontaggi con la stessa creatura.

Lo Slender Man si presenta come un essere antropomorfo estremamente alto e sottile, dotato di braccia lunghe e disossate e di un numero variabile di appendici che fuoriescono dalla schiena. Il suo volto non presenta tratti somatici e, sebbene qualcuno sostenga che possa occasionalmente mostrare due occhi fiammeggianti e un largo ghigno con denti appuntiti, si ritiene che sia sprovvisto di qualsiasi elemento facciale. Il suo abbigliamento prevede giacca e pantaloni rigorosamente neri, camicia bianca e una cravatta nera o rossa.

Si tratta di una creatura enigmatica, capace di teletrasportarsi o quantomeno di fluttuare velocemente da un posto all’altro, senza emettere il minimo rumore. Nella maggior parte delle occasioni è stato avvistato nelle vicinanze di aree boschive o in quartieri isolati, e non di rado i suoi contorni sono offuscati da uno strato di nebbia che, a quanto si dice, è in grado di evocare in prima persona. Sebbene le sue intenzioni non siano chiare, la sua figura viene spesso associata alla sparizione di bambini.

Pochi giorni dopo le prime apparizioni, la quantità di video amatoriali, articoli di giornale fittizi, vecchie immagini, registrazioni di interrogatori della polizia, scarabocchi di bambini spariti nel nulla in cui appaiono riferimenti più o meno espliciti allo Slender Man cresce vertiginosamente. La definitiva caratterizzazione dell’Uomo Snello non è stata infatti immediata e unidirezionale, ma frutto del lavoro di tanti utenti della Rete, che hanno saputo aggiungere elementi innovativi al personaggio senza tuttavia contaminare né sminuire l’idea originale.

A tal riguardo hanno assunto un ruolo fondamentale le numerose webserie amatoriali che hanno dato vita al cosiddetto Slenderverse. Questi lavori (in particolare la webserie Marble Hornets) sono stati capaci di arricchire il personaggio, attribuendogli la capacità di trasformare le persone in agenti della sua volontà, i cosiddetti Proxy, di provocare interferenze con le telecamere che lo riprendono, nonché con ogni sorta di apparecchiatura elettronica nei paraggi e di trasmettere nelle vittime del suo stalking una vera e propria malattia, nota come Slender Man Sickness, i cui sintomi spaziano da paranoia a gravi disturbi della personalità e che può condurre chi ne soffre verso il suicidio.

Il successo dello Slender Man è tale che nel gennaio del 2017 viene trasmesso il documentario Beware The Slanderman, prodotto dalla HBO e incentrato su di un caso di cronaca nera verificatosi nello stato del Wisconsis, nella contea di Milwaukee, il 31 maggio del 2014. Nella fattispecie due ragazzine di dodici anni attirarono una loro coetanea in un posto isolato e tentarono di ucciderla a coltellate. La ragazza, che riuscì miracolosamente a salvarsi, nell’ottica delle due bambine doveva rappresentare un sacrificio allo Slender Man.

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Quello appena presentato non costituisce tuttavia un caso isolato. Sempre nel 2014, ad Hamilton, nello stato dell’Ohio, una ragazza di tredici anni aggredì sua madre indossando una maschera bianca, mentre a Port Richey, in Florida, una quattordicenne appiccò il fuoco alla propria abitazione con l’obiettivo di uccidere sua madre e il suo fratellino. In entrambi i casi, il movente di tali gesta sarebbe stato il mero compiacimento dello Slender Man.

Come spesso capita in queste situazioni, parte dell’opinione pubblica si scaglia contro il Marilyn Manson di turno. Un’opinione pubblica che nello Slender Man vede l’incarnazione dell’ennesimo promotore di violenza e non l’armonioso lavoro di centinaia di utenti distanti migliaia di chilometri tra loro eppure uniti da un unico, ammirevole scopo: dare linfa a quello che è destinato a rimanere un punto fermo nello scenario dell’horror mondiale; rinnovare il palinsesto della paura con un essere capace di incarnare un terrore ignoto, disperato e senza volto. Come osserva il suo creatore Eric Knudsen, prima avevamo angeli e demoni, poi fantasmi e spiriti; oggi abbiamo uomini-ombra ed esseri inter-dimensionali. Lo Slender Man e tutte le altre entità create di recente non sono altro che l’ultima aggiunta nella progressione di una lunga, e molto reale, tradizione umana.

Il libro è ordinabile sul sito di Weird Book al prezzo di 14 € e in tutte le librerie e fumetterie.

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