Terry Gilliam, il visionario che arriva dal futuro

articolo su www.weirdmovies.itTerry Gilliam, americano di nascita, ma britannico d’adozione (e cittadinanza),  è uno dei registi simbolo del cinema barocco, assurdo e visionario degli ultimi 30 anni. Neanche trentenne venne chiamato alle armi per la guerra in Vietnam e lui disertò rifugiandosi in Inghilterra dove nel giro di pochi anni fonda il gruppo dei Monty Python. La carriera prende il volo solo nel 1969 quando insieme ai membri del gruppo (Eric Idle, Terry Jones, Michael Palin, John Cleese, Graham Chapman) crea il Monty Python’s Flying Circus, serie televisiva di successo della tv britannica (ben 4 stagioni e 45 episodi). Gilliam successivamente decide di passare dietro la macchina da presa, dirigendo prima film più leggeri come Monty Python e il sacro Graal e I banditi del tempo e poi film più impegnati e allucinatori come Brazil, considerato come uno dei suoi maggiori capolavori, La leggenda del re pescatore e L’esercito delle dodici scimmie, ma anche favole dark come Tideland, I fratelli Grimm e l’incantevole strega e Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo.

Regista del surreale e del politicamente scorretto, dotato di un estro e una visionarietà fuori dal comune, Terry Gilliam è oggi uno dei cineasti più apprezzati nel mondo del cinema fantastico, capace di creare film visivamente eccezionali e spettacolari. Dopo Parnassus e la breve parentesi dei due cortometraggi The Legend of Hallowdega e The Wholly Family, Terry Gilliam è tornato dietro la macchina da presa per un nuovo interessante lungometraggio, The Zero Theorem, con protagonisti Christoph Waltz, Matt Damon, Tilda Swinton, Melanie Thierry e David Thewlis (film uscito nel 2013 ma distribuito quest’anno al cinema in Italia).

Ambientato in un mondo orwelliano, dove i ‘mancam’ (uomini-videocamera) servono come occhi di una figura sinistra conosciuta con il nome di Management (la Direzione), Qohen Lethun, un eccentrico e solitario genio del computer, piegato da una rabbia esistenzialista contro il mondo, lavora alla soluzione di uno strano teorema che serve per scoprire lo scopo dell’esistenza, mentre vive come un monaco di clausura nella sua casa – l’interno di una cappella distrutta da un incendio. Il suo isolamento e il suo lavoro sono interrotti ogni tanto dalle visite a sorpresa di Bainsley, oggeto del desiderio che lo tenta con un “interfaccia tantrica e biotelemetrica” (sesso virtuale), e di Bob, genio ribelle figlio di Management, che lo incita a risolvere il teorema, e con il quale instaura una vera amicizia.

 

LORENZO RICCIARDI: All’inizio della tua carriera hai creato prevalentemente animazioni, come in Monty Python’s Flying Circus. Quali sono state le tue ispirazioni? E perché ad un certo punto hai smesso?

articolo su www.weirdmovies.itTERRY GILLIAM: La mia principale ispirazione è stata Stan Vanderbeek, regista indipendente americano, che negli anni 60 aveva realizzato un cartone animato molto divertente utilizzando dei pezzi di carta ritagliati, creando una sorta di collage, e poi fotografando in stop-motion. Nacque tutto per caso quando in Inghilterra conobbi il produttore Humphrey Barclay. Era un disegnatore dilettante a cui piacquero molto i miei disegni e mi coinvolse in uno spettacolo che stava facendo in quel periodo come caricaturista. Mi propose di fare un film d’animazione perché aveva un po’ di materiale che non sapeva come presentare. Mi diede 400 sterline e due settimane di tempo. Allora sfruttai l’idea dei ritagli e Humprey usò quest’animazione nello spettacolo. Nessuno aveva mai visto niente del genere. Da quel momento diventai un animatore, anche piuttosto noto, senza neanche accorgermene. Ho smesso di fare l’animatore perché non era la mia più grande aspirazione, anche se all’inizio mi divertivo molto. Io volevo fare il regista…

LORENZO RICCIARDI: I tuoi film hanno uno stile facilmente riconoscibile ma non sono facilmente collocabili in un genere specifico. È una scelta personale?

TERRY GILLIAM: Sinceramente non ho mai analizzato o cercato di classificare i miei film. Semplicemente metto in pratica le mie idee senza starci a pensare tanto. Tutte idee basate su un mix di realtà, immaginazione, fantasia e… pazzia. Questo è quello che veramente mi interessa, evito quindi di ‘chiudermi’ in una qualche categoria, evito di essere parte di un genere preciso. È una cosa terribile (ride, ndr)…

LORENZO RICCIARDI: Hai lavorato con attori eccezionali: Robert De Niro, Sean Connery, Robin Williams, Bruce Willis, Brad Pitt, Johnny Depp, Jeff Bridges, Matt Damon, Heath Letger. C’è stato qualcuno tra questi che ti ha chiesto apertamente di far parte di un tuo film?

TERRY GILLIAM: In realtà c’è stato Brad Pitt che voleva a tutti i costi far parte de L’esercito delle 12 scimmie. Ricordo
che venne a Londra ed era particolarmente interessato al film, soprattutto dopo aver saputo della presenza di Bruce Willis nel cast. All’inizio non pensavo che Brad fosse adatto per il ruolo di Jeffrey Goines. Il personaggio era un tipo molto nervoso, folle, schizzato, con una parlantina veloce e poco comprensibile.

In realtà è stato sufficiente togliergli le articolo su www.weirdmovies.itsigarette (ride, ndr)… Scherzi a parte, devo dire che ha fatto un lavoro incredibile.

LORENZO RICCIARDI: A chi invece sei rimasto più legato? E perché?

TERRY GILLIAM: Johnny Depp. Lavorare con lui è stata un’esperienza eccezionale. Lui è un attore incredibile. Di solito sono molto attento quando devo scegliere un attore con cui lavorare perché preferisco gente con cui sia divertente e piacevole farlo.

LORENZO RICCIARDI: Durante le riprese di Parnassus ci fu la terribile tragedia di Heath Ledger. Chi ti ha aiutato in quel momento e chi ti ha spinto e convinto a terminare le riprese ?

TERRY GILLIAM: È stata una notizia terribile, avevamo girato il 40% delle riprese e quindi non potevamo finire il film, avevo deciso di abbandonare il progetto. Mia figlia Amy, che era uno dei produttori, e gli altri, tra cui Nicola Pecorini, il direttore della fotografia e mio fidato collaboratore, hanno insistito e non me l’hanno permesso. Ho dovuto essere incredibilmente pragmatico dopo la morte di Heath. Non è stato facile. Alla fine abbiamo deciso di utilizzare tre attori per sostituirlo, perché la storia ce lo permetteva, e per fortuna è andata bene.

LORENZO RICCIARDI: Nel 2001 hai iniziato a girare The man who killed Don Quixote con Johnny Depp, ma hai dovuto interrompere le riprese dopo pochi giorni. Ci sono aggiornamenti sul progetto?

TERRY GILLIAM: Ho smesso di dare notizie su questo progetto, soprattutto per scaramanzia. Quando avrò i soldi per finire il film e finalmente lo inizierò ve lo farò sapere (ride, ndr)… In ogni caso è ormai un problema di budget, si parla di almeno 25 milioni di dollari, è una cifra importante. Ma ad Hollywood da quell’orecchio non ci sentono…

LORENZO RICCIARDI: Che tipo di esperienze sono state i cortometraggi che hai recentemente realizzato The Legend of Hallowdega e The Wholly Family, quest’ultimo girato in Italia con attori italiani e che ha vinto l’European Film Award a Berlino?  

articolo su www.weirdmovies.itTERRY GILLIAM: Sono state esperienze divertenti, è stato un modo per staccare da progetti importanti e faticosi e tenere comunque la mente occupata in qualche modo. È molto più facile girare cortometraggi, non ci sono lunghi tempi di preparazione, si gira in pochi giorni. E poi ho avuto molta libertà, mi è stata data carta bianca, anche nella sceneggiatura, che ho scritto molto velocemente. Non escludo che in futuro possa fare ancora qualcosa del genere.

LORENZO RICCIARDI: Essendo disegnatore e animatore ti avvali dell’utilizzo di storyboards per girare i tuoi film?

TERRY GILLIAM: Prima sì, anche in modo molto dettagliato, adesso molto meno. Ora sono molto più libero e sicuro, dopo tante esperienze. Oltretutto gli attori si sentivano costretti, forzati a rispettare quei disegni che facevo. Ora li utilizzo prevalentemente per quelle scene che presentano effetti speciali complessi.

LORENZO RICCIARDI: È vero che durante le riprese di Brazil eri così stressato che hai perso temporaneamente l’uso delle gambe?

TERRY GILLIAM: Ero diventato catatonico, stavo a letto perché non riuscivo a muovermi. La causa è stata l’enorme stress, pensa che abbiamo girato per ben nove mesi. Ero sfinito. È stato come se il mio corpo ad un certo mi avesse detto ‘Ok, ora basta!’. Pensavo che non sarei più stato in grado di finire il film…

LORENZO RICCIARDI: È vero che Rowling, l’autrice di Harry Potter, voleva te come regista del primo capitolo? Cosa successe poi?

TERRY GILLIAM: Sì, è vero, e gli studios erano un po’ preoccupati. Perché si trattava di un grosso progetto e non volevano metterlo in mano ad un regista che pensava in maniera ‘indipendente’ come me. In realtà non ero convinto neanche io. Il film in ogni caso l’ho trovato davvero noioso, ma ha avuto un grande successo al box office e quindi gli studios alla fine hanno avuto ragione.

LORENZO RICCIARDI: Cronenberg ha definito Tideland un ‘horror poetico’. Ma hai mai pensato di realizzare un horror vero e proprio?

TERRY GILLIAM: In realtà non mi piace molto il genere horror, mi spaventa troppo (ride, ndr)… Ci sono comunque dei film horror veramente belli e fatti bene, per esempio quelli del regista coreano Park Chan Wook, come Oldboy o Thirst, che è fantastico, un film molto intelligente, nonostante tratti un tema classico come quello dei vampiri, è davvero incredibile.

LORENZO RICCIARDI: The Zero Theorem, com’è nato il progetto?

articolo su www.weirdmovies.itTERRY GILLIAM: Il produttore Dick Zanuck qualche anno fa mi portò questo script perché voleva farmi lavorare su qualcosa di veramente interessante. Poi purtroppo è venuto a mancare qualche mese fa. In ogni caso avevo già iniziato a parlare con il figlio Dean che è il principale produttore del film. All’epoca però ero impegnato con Parnassus per cui non ho dedicato molto tempo al progetto. Dopo Parnassus ho avuto la possibilità di girare i due cortometraggi ma dopo ho sentito il bisogno di girare nuovamente un lungometraggio, visto che Don Quixote non partiva. Gireremo a Bucarest a Ottobre, a quanto pare il posto migliore e più economico in questo momento in Europa. E le scene in esterno saranno veramente poche. E oltretutto stiamo usando metà del budget fissato per questo progetto qualche anno fa.

LORENZO RICCIARDI: Lo script sembra piuttosto interessante…

TERRY GILLIAM: Mi è sempre piaciuto, è sempre stato un progetto molto interessante, perché per molti versi è molto più semplice di qualsiasi altra che ho fatto finora. È anche molto divertente, più di quanto sembri leggendo il plot. E poi quando hai nel cast Matt Damon e Christoph Waltz tutto diventa più facile.

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