‘X-Men: Apocalisse’, parla il regista Bryan Singer

Dopo la sua apprezzata regia di XMenGiorni di un futuro passato, il regista Bryan Singer arricchisce la saga con XMenApocalisse – al cinema dal 18 maggio – nuovo capitolo in cui gli X-Men affrontano il primo e più potente mutante: Apocalisse. Anno 1983, l’invincibile e immortale Apocalisse viene liberato da un millenario sepolcro. Quando si rende conto che la sua razza non è più considerata divina, furioso, raduna una squadra di potenti mutanti, fra cui un sofferente Magneto (Michael Fassbender), per distruggere l’umanità e creare un nuovo ordine mondiale su cui regnare. Per fermare le sue mire di distruzione globale, Raven (Jennifer Lawrence) e Professor X (James McAvoy) guidano una squadra di giovani X-Men in un epico scontro contro un nemico apparentemente invincibile.

LA SFIDA

Dopo il grande successo ottenuto dal blockbuster XMen :Giorni di un futuro passato, non era facile realizzare un seguito, anche perché i filmmaker non volevano solo essere all’altezza delle aspettative dei fan, ma superarle. “La nuova sfida era quella di tornare con una storia ancora più spettacolare e significativa di Giorni di un futuro passato”, spiega Simon Kinberg, sceneggiatore e produttore di quel film. La svolta si è presentata con la decisione inserire come antagonista il mutante più malvagio dell’intero universo X-Men. “Apocalisse costituisce una minaccia cosmica che incarna il genere di spettacolarità che io e Bryan Singer stavamo cercando”, aggiunge Kinberg. Ovviamente, l’interpretazione di Singer nei confronti del personaggio è stata cruciale. Il filmmaker, già nel 2000 con il primo successo di XMen  aveva ridefinito il genere del fumetto, che ha visto seguire, nel 2003, X2. Grazie a XMen – Giorni di un futuro passato, uscito a distanza di dieci anni, Singer è riuscito a intrecciare sapientemente la drammaticità di una storia popolata da personaggi profondi con elementi di fantascienza, azione e avventura.

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X-Men: Apocalisse

 

In particolare, Singer era affascinato dal fatto che Apocalisse si considerasse un dio: “Ero affascinato dall’idea di antichi poteri mutanti e da cosa avrebbe potuto pensare un mutante se fosse nato 20.000 o 30.000 anni fa. Avrebbe pensato, certo, di essere un dio e si sarebbe comportato come tale, suscitando negli altri adorazione e la convinzione di esserlo”, ha sottolineato Singer. “Apocalisse credeva di dover costruire una società priva dell’innata brutalità degli uomini. Ha attraversato i millenni mosso da questa convinzione, dai Babilonesi agli Arcadi e ai Sumeri – e nel corso della sua esistenza è stato chiamato con i nomi di diverse divinità”.

Singer ha esplorato la storia per riportare nel presente questo straordinario essere malvagio. Molto prima che il mondo fosse a conoscenza dei mutanti, Apocalisse era venerato come una divinità. Non si considerava semplicemente un dio, bensì il dio. Si tratta di un personaggio estremamente complesso. Questa non è la storia degli uomini contro i mutanti, come abbiamo visto in altri film; qui c’è un mondo immaginato da Apocalisse, in cui solo i più forti sopravvivono.

Apocalisse rappresenta la più grave minaccia contro cui gli X-Men si siano mai misurati, è un personaggio antico e soprannaturale. L’assenza di Apocalisse, durata 5000 anni, ha inizio quando la civiltà raggiunge il suo apice; e s’interrompe quando tocca il fondo. Nel 1983, risorge al Cairo dal suo torpore millenario disgustato dal declino del nostro pianeta, dalle automobili, dai rumori, dall’inquinamento, tutti segnali di un mondo in rovina che lui dovrà ripulire. La sua missione è quella di sterminare i deboli e ricostruire per i forti.

“È un’epoca di conflitto, di guerra, di distruzione”, osserva Singer. “Apocalisse la considera una civiltà che ha un disperato bisogno di un’eliminazione selettiva. Il mondo è colmo di falsi idoli: la gente venera solo il denaro e aspira a possedere armi nucleari, che danno l’illusione di un potere quasi divino. Tutto questo è sbagliato, secondo Apocalisse. Perciò vuole mettere fine allo sfacelo e ricominciare, rimodellando la Terra a sua immagine e somiglianza”.

Essendo cresciuto negli anni ‘80, Kinberg non ha avuto difficoltà a dare vita a un mondo caratterizzato da eccessi in tutti i campi, dalle pettinature, alla moda, alle automobili. “Nel 1983, Apocalisse risorge dalla perfezione dell’antica cultura egiziana per ritrovarsi in una civiltà dove regna il sovraffollamento, l’inquinamento e le minacce nucleari”, spiega. “Quindi, le sue motivazioni sono comprensibili, sebben i suoi metodi e le sue intenzioni siano estremi”.

Singer inizialmente aveva considerato l’idea, in seguito accantonata, di rendere il personaggio gigante, quantomeno per gran parte del film. “è un personaggio “esagerato”, e in questo senso dà soddisfazione”, spiega. “Ma Apocalisse è anche un essere dalle spiccate doti persuasive, per questo mi sono affidato al talento di un attore come Oscar, invece di scegliere semplicemente un attore qualsiasi, di mettergli addosso un costume digitale e animarlo al computer. Il film è pieno di scene spettacolari ma era importante conservare il senso della realtà, perché Apocalisse esiste fisicamente. Non volevo perdere l’attore all’interno dell’animazione CG”.

IL MONDO DI APOCALISSE

Le riprese di X-Men: Apocalisse sono iniziate il 20 aprile 2015 a Montreal, in Canada. La base della produzione è stata il Mel’s Cité du Cinema (comunemente chiamato Mel’s), uno studio cinematografico che si estende su oltre 11 ettari nella Île de Montréal e si affaccia sul St. Lawrence River. La struttura comprende sette teatri di posa per un totale di 11,000 metri quadrati, che la produzione ha trasformato per le esigenze del film. La squadra ha inoltre sfruttato numerose location intorno alla città, compresi diversi siti industriali, un teatro in disuso, un vecchio centro commerciale e una casupola nel bosco.

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Newton Thomas Sigel ha creato le ambientazioni dei mondi presenti nel film, l’Egitto antico e moderno, la Polonia, la Germania Est e gli Stati Uniti del 1983. Ha caratterizzato ogni ambiente in modo diverso, specialmente dal punto di vista cromatico. Il Medio Oriente ha una tonalità calda, dalle sfumature dorare, per evocare un’atmosfera che trasuda calore, sabbia, aridità. La sfida è stata proprio quella di evocare questi ambienti all’interno dell’aspro inverno canadese. Per gli interni egiziani, dice Sigel: “Abbiamo filtrato i raggi solari della piramide mescolandoli con fuoco e luce oleosa, tipica di quei luoghi 4000 anni fa. Oggi, a distanza di millenni, Il Cairo è un guazzabuglio di colori e luci, in cui il sole dorato che abbiamo ricreato per il film, si mescola con ogni sorta di luce artificiale e fosforescente”.

Lo scenografo premio Oscar Grant Major (trilogia de Il Signore degli Anelli), insieme al suo valido dipartimento artistico, guidato dal direttore artistico Michèle Laliberté (X-Men: giorni di un futuro passato) e dalla scenografa nominata all’Oscar Anne Kuljian (Divergent), ha avuto l’arduo compito di supervisionare il design, la creazione e la costruzione dei 60 set e di varie location disseminate intorno a Montreal. La sfida maggiore è stata ricreare l’Egitto antico e moderno, oltre al desiderio di onorare la ricca tradizione visiva dei fumetti X-Men e dei film precedenti. “Bisognava rendere giustizia ai disegnatori che mi hanno preceduto”, dice Major, “e ai leggendari e raffinatissimi disegni che raffigurano Cerebro e la X-Mansion, che sono un’istituzione”. Per il tempio egiziano, la squadra del design si è avvalsa dell’aiuto di un egittologo. Major aveva una lunga lista di domande, fra cui quali fossero gli dei più affini ai Cavalieri, come rappresentarli e quali animali fossero in grado di riflettere meglio i loro poteri. L’esperto di egittologia gli ha fornito i geroglifici, le frasi più adatte per la storia e gli elementi per decorare il tempio. Nel set del tempio c’erano quattro statue gigantesche. Tutti i geroglifici sono stati disegnati a mano in dimensione ridotta, tracciati e quindi ritagliati come un disegno, su tavole di polistirene, per fornire un modello di riferimento agli scultori. Spiega Major: “La nostra squadra ha lavorato sui pannelli di polistirolo per vari mesi, tagliando e modellando le forme prima che venissero dipinte dai pittori. È stato un bene iniziare con tanto anticipo”.

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Laliberté spiega che le grandi scene di distruzione del film pongono questa produzione a un livello diverso rispetto agli altri film di questo genere. “In questa storia apocalittica, abbiamo dovuto costruire cose bellissime per poi distruggerle”, spiega. In una delle scene più importanti del film, Apocalisse erige una piramide enorme al centro del Cairo, nel 1983. Major ha trovato una vecchia fabbrica che stava per essere demolita all’interno della città di Montreal. “Abbiamo buttato giù gli edifici e demolito tutto il circondario, ricostruendo, pezzo per pezzo, il paesaggio circostante”, dice Major.

IL MAGO DEGLI EFFETTI VISIVI

Il pluripremio Oscar supervisore effetti visivi John Dykstra, vanta un curriculum talmente lungo da poter riempire una piramide. Grazie alla sua vasta esperienza, è riuscito a creare una continuità fluida e coerente fra il mondo reale e quello immaginato. Se Singer è considerato il guru degli X-Men e delle loro potenzialità, Dykstra è il mago che realizza le sue profezie. “I supereroi non possono fare nulla senza effetti visivi”, scherza Dykstra. “Tutti i poteri degli X-Men sono amplificati dagli effetti visivi. Abbiamo un personaggio che sfrutta suoni a bassa frequenza per distruggere i suoi nemici; un altro che controlla il caldo e lancia attacchi termici; un altro dotato di poteri telecinetici. La difficoltà sta proprio nel rappresentare i vari poteri visivi e mostrarli all’atto pratico, creando la sensazione di realtà in situazioni che sono ovviamente irreali”. Il 3D esalta la magia delle immagini, e il dipartimento effetti visivi ha dovuto lavorare andando oltre i margini degli oggetti. “Tutto cambia a seconda di come le cose vengono collocate in una scena, di come sconfinano al di là dell’inquadratura; la luminosità aiuta a renderizzare i dettagli degli oggetti affinché possano prendere la forma tridimensionale”, spiega Dykstra. Secondo l’artista, “Bisogna creare un contrasto simile alla differenza fra il bianco e il nero, ma non è più difficile di qualsiasi altra cosa. Il pubblico desidera vedere immagini sempre più sofisticate, e riuscire a soddisfare questo desiderio è la nostra sfida maggiore”.

Singer osserva che se il film XMen – Giorni di un futuro passato era molto soddisfacente, il nuovo film è persino migliore, su molti fronti. “In termini di effetti visivi, questo è un film più spettacolare. Giorni di un futuro passato presentava elementi come viaggi temporali, robot, ma soprattutto un sacco di furti! Questo film, invece, è caratterizzato dalla distruzione globale, da personaggi divini e da una filosofia più profonda. Tuttavia, non sono stati trascurati i sentimenti e i personaggi, che conservano la loro importanza. Allo stesso tempo però lo spettacolo è assicurato!”

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